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Razza ? Umana, rispose Albert Einstein

In tutto il mondo l’uso di certi termini, parole e dei concetti che da questi derivano si radicano così fortemente da far perdere di vista il loro reale significato. La convenzione linguistica porta ad un uso distorto. Parole e concetti hanno un peso importante ed andrebbero utilizzate come si deve. Alcune in particolare.

Razza, razzismo, razzista nello specifico, nulla hanno a che vedere con l’Uomo. Dietro questa affermazione c’è la scienza, e lo studio del significato delle parole, etimologia, dal greco dal greco ἔτυμος, étymos, «intimo significato della parola», e λόγος, lógos, «studio».

L’origine della parola razza

In questo percorso ci viene in aiuto l’Accademia della Crusca, uno dei principali punti di riferimento della lingua italiana in tutto il mondo. Fino agli anni ’50 dello scorso secolo, gli studiosi credevano che razza derivasse dal latino “generatio” o da “ratio”:  quindi stirpe o addirittura di ragione.Un illustre Accademico della Crusca, Gianfranco Contini, nel 1959 dimostrò che l’origine del termine era tutt’altra. Razza secondo lo studioso, compariva per la prima volta nei testi di italiano antico, e poi in tutte le lingue europee, come una trasformazione medievale dell’antico francese haraz: un allevamento di cavalli, una mandria, un branco. Francesco Sabatini, un altro Accademico nel 1962 fornì altri elementi a sostegno della tesi di Contini, trovando diverse testimonianze della forma aratia/arazza/razza, con lo stesso significato “animale” e quindi con la stessa derivazione dal francese, rintracciate nel tardo-latino e nel volgare della cancelleria angioina e poi aragonese di Napoli.

Il Tesoro della lingua italiana delle origini, elaborato dall’Istituto CNR Opera del Vocabolario Italiano, ha inserito altri esempi del XIII°, anche nella forma razzo.

Dal 18° secolo in avanti sono stati pubblicati diversi “cataloghi razziali umani”, da 2 a 200 razze, ognuno dei quali è in contrasto con ognuno degli altri. Scienziati e studiosi concordano su e quanti e quali siano i pianeti del sistema solare, su quali e quanti siano gli elementi chimici. Nessuno sa dire quali e quante siano le razze umane: ne deriva che il concetto di razza non si spiega con la nostra diversità biologica.

Insomma il concetto di “razza” umana non esiste ala luce della lingua, della storia ma anche alla luce dalla scienza. Per la quale in realtà non esiste per gli animali: la parola viene usta per convenzione. Dal punto di vista della biologia non c’è alcuna netta divisione tra i diversi gruppi di individui di una stessa specie. Quand’anche si prendesse per buono che certi caratteri – è la tesi dei sostenitori dell’esistenza delle razze – corrispondono a una certa categoria e non a un’altra, non sarebbe possibile dividere tutte le persone del mondo in categorie, perché quasi tutte le persone apparterrebbero a più di una.

Lo studio dei genomi dimostra che ciascuno di noi condivide con qualunque sconosciuto, di qualunque continente, il 99,9% del suo DNA. Quell’1 per mille di differenze è distribuito in modo tale che ciascuna popolazione ospita in media l’88% della variabilità dell’intera specie umane.

Ed il video pubblicato al centro della home page del il Journal “The DNA Journey” ne è una straordinaria e scientifica dimostrazione.

Ma allori si sostenitori della supremazia di una “razza” sull’altra che parole dovrebbero usare? In Italia forse sarebbe meglio ricorrere a termini come etnofobia, xenofobia.  Di derivazione greca: etano, popolo, xeno, straniero. Ma la parola, ed il concetto che hanno in comune queste parole è φόβος, phóbos, panico, paura. Altro che superiorità.

Eduardo Lubrano

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