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Agenda 2030: “battere la fame”, le nuove malattie connesse al cibo che fanno strage

Se il nuovo direttore generale della FAO dovesse essere cinese – l’elezione si avrà domenica 23 giugno – gli Stati Uniti potrebbero considerare l’ipotesi di ritirare il loro appoggio economico all’organizzazione. Un gesto brutto in un momento nel quale la situazione dell’alimentazione mondiale è drammatica. L’acqua come abbiamo scritto in questo post manca a troppa gente ed i bambini sono le prime vittime.

Col cibo non è che le cose vadano meglio: secondo le stime della FAO,800 milioni di persone hanno fame, 420 mila persone ogni anno muoiono a causa di malattie derivanti dal cibo. E 600 mila sono le persone che contraggono malattia per gli stessi motivi.  Bambini, ancora una volta, donne ed anziani, ancora una volta i più colpiti, ed in generale tutti coloro che vivono in zone a rischio dal punto di vista ambientale, della sicurezza, della povertà.

I rischi che arrivano da una cattiva alimentazione – che comprende tanto il fatto che ci sia poco cibo quanto che sia di cattiva qualità – sono tanti ed alcuni sono nuovi: la resistenza alle medicine tradizionali; nuove malattie; l’inquinamento ambientale.

“Sconfiggere la fame” è l’obiettivo nr.2 dell’Agenda 2030 e per farlo l’impegno è naturalmente ciclopico. Si può iniziare però condividendo dati, scienza e competenza e non continuando ad operare sulla base di politiche nazionali.

In secondo luogo al centro delle politiche di sicurezza alimentare – dice Bernhard Url, Direttore Esecutivo dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) –  va posta la scienza, che deve essere finanziata in misura adeguata. In Europa si è rivelata efficace la netta separazione tra le funzioni di valutazione del rischio, effettuata da organismi scientifici come l’EFSA, e la gestione del rischio da parte dei responsabili politici europei e nazionali. Questa distinzione garantisce che le decisioni politiche vengano prese principalmente sulla base di modelli razionali atti a comprendere la complessità del rischio e l’ambiente in cui viviamo. Ciò non avviene senza costi, soprattutto perché la complessità della scienza sta aumentando in proporzione all’innovazione e alle nuove tecnologie. Sollecito perciò i governi e tutti i responsabili del coordinamento dei finanziamenti alla ricerca ad accrescere gli investimenti nel settore della sicurezza alimentare.

Se diamo alla sicurezza alimentare la priorità politica che merita, guadagneremo fiducia nella nostra capacità di affrontare i rischi più pressanti legati al cibo, rischi che minacciano sia la nostra salute sia l’ambiente. Così facendo daremo un contributo importante al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite”.

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