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Povertà minorile digitale

Quanto è aumentata la povertà minorile in Italia

La povertà minorile tocca i massimi nel 2020. Al culmine di un’ascesa sempre più pericolosa, che si intreccia con la formazione e il deficit di conoscenze digitali. Un mix pericoloso. Gli effetti collaterali del Covid-19 non si fanno attendere: l’impatto sulla società continua a essere devastante, in misura maggiore per le nuove generazioni. Perché riguarda direttamente le prospettive di vita. I dati ufficiali sono chiari: la povertà minorile è aumentata del 10% nell’ultimi decennio, raggiungendo il picco nello scorso anno.

Il dato complessivo parla di una piaga che coinvolge un milione e 346 mila minori, il 13,6% dei bambini e degli adolescenti in Italia. Un incremento di 209mila minori in confronto all’anno precedente. E il quadro non è dei migliori, perché la previsione è quella di un deterioramento. Il motivo? La crisi economica, generata dalla pandemia, e il conseguente aumento del numero di genitori che hanno perso, in via temporanea o definitiva, il lavoro. Così sono 345mila i ragazzi che hanno visto diminuire le loro disponibilità economiche in confronto al 2019, anche se non tutti sono precipitati nella spirale della povertà. 

Povertà minorile digitale

Educazione scuola digitale

Photo credit: Save The Children

C’è un’altra questione, non proprio secondaria da tenere in considerazione. L’impoverimento culturale, legato alla povertà educativa digitale. Un quinto dei ragazzi, che hanno partecipato a una rilevazione di Save the Children, non è ancora in grado di eseguire semplici operazioni utilizzando gli strumenti informatici, come condividere uno schermo durante una chiamata con Zoom (11%) o scaricare un documento condiviso da un insegnante sulla piattaforma della scuola (29,3%). 

Spiega, nel dettaglio, l’Organizzazione non governativa: “Dai risultati della ricerca, emerge infatti che circa un quinto (20,1%) dei minori che hanno partecipato all’indagine non è in grado di rispondere correttamente a più della metà delle domande proposte per valutare le competenze di base nell’utilizzo degli strumenti digitali”. Di cosa si parla? Di operazioni semplici “come identificare una password sicura, condividere lo schermo durante una videochiamata (1 su 10), inserire un link in un testo, scaricare un file da una piattaforma della scuola (29,3%), utilizzare un browser per l’attività didattica (32,8%)”. “Un risultato – osservano gli autori dello studio – che non dovrebbe stupire se consideriamo che l’82% dichiara di non aver mai utilizzato prima della pandemia il tablet a scuola, percentuale che si assesta al 32,5% per la lavagna interattiva multimediale”. 

Il ruolo delle famiglie e le iniziative per sostenerle

Bambini formazione digitale scuola

C’è una grande importanza del ruolo delle famiglie. Ancora una volta i dati aiutano a comprendere il fenomeno. “Il 30% dei minori che hanno una madre con nessun titolo di studio, o licenza elementare o media, non risponde correttamente alla maggior parte delle domande relative all’alfabetizzazione digitale di base”, riferisce la ricerca. “Tale percentuale scende al 13,9% per gli studenti la cui madre ha un titolo di studio superiore ed al 5,5% se la madre ha un diploma universitario. Percentuali pressoché identiche si osservano quando si prende in considerazione il titolo di studio del padre (26,1% -14,6% – 5,1%)”, aggiunge ancora il dossier. 

La soluzione a un problema così imponente non può essere certo agevole. In questa direzione Save the Children ha lanciato nel maggio del 2020, la campagna “Riscriviamo il futuro”. Finora sono stati coinvolti, secondo quanto riferisce l’Ong, circa 160 mila tra bambine, bambini e adolescenti, le loro famiglie e docenti in 89 quartieri di 36 città e aree metropolitane.

Il progetto prevede un “intervento integrato per il contrasto alla povertà educativa e alla dispersione scolastica”. Gli strumenti a disposizione e sono sia tipo materiale, sia tramite un supporto educativo in ambito scolastico ed extrascolastico. “Raccogliamo continui segnali di allarme sull’allontanamento dei ragazzi dalla scuola e sui drammatici effetti dell’impoverimento delle famiglie”, osserva Raffaela Milano, direttrice dei programmi Italia-Europa di Save the Children. “Le bambine, i bambini e gli adolescenti – conclude Milano – rischiano di pagare il prezzo più alto di questa crisi che ha enormemente acuito le disuguaglianze educative e oggi blocca le loro aspirazioni per il futuro”.

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