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consumo di suolo

Quanti cantieri sulle nostre autostrade

Gl’italiani che in questi giorni di ferie estive hanno viaggiato con la loro macchina sulle autostrade della Penisola, se ne sono resi conto: qualunque percorso è diventato angoscioso per il numero di cantieri aperti. Basta qualche cifra a dimostrarlo: sulla rete gestita da Autostrade per l’Italia (Benetton) e da Astm (Gavio) s’incontra un cantiere ogni 15 km, sulla rete Anas invece va un po’ meglio (si fa per dire): un cantiere ogni 46 km. In totale sono attivi attualmente da nord a sud 1700 cantieri. Da piangere, diciamo la verità.

La prima conseguenza, ovvia, di questo “fervore di opere” è il rallentamento del traffico, con la formazione di code lunghissime che provocano il nervosismo degli automobilisti e dunque il profilarsi di questo o quell’incidente. Chi sta alla guida rimpiange il treno o l’aereo che lo avrebbero portato al mare o in montagna tranquillamente, senza patemi d’animo. Sì, è vero, l’auto garantisce l’autonomia, la libertà di muoversi come si vuole, ma così bloccati non è peggio? Il pensiero immediatamente corre all’ormai famoso “modello Genova”: come hanno fatto a riaprire il ponte Morandi in soli due anni? Se è stato escogitato un metodo nuovo perché non applicarlo ai 1700 cantieri aperti sulla rete autostradale nazionale?

Interrogativi che fanno crescere la rabbia degli automobilisti bloccati all’ingresso di questo o quel cantiere. A sentire il sindaco di Genova, Marco Bucci, se si fosse seguita per l’appalto dell’opera la procedura normale sarebbero state necessarie almeno quattro gare, il che in soldoni significa due anni solo per dare il via ai lavori di ricostruzione. Il bando che è stato fatto invece si è riferito esplicitamente al codice europeo degli appalti.

E qui ovviamente dobbiamo chiederci perché non si può applicare il modello Genova all’intera rete autostradale italiana così attualmente in sofferenza. Perchè non è possibile allentare la tensione nervosa di milioni di automobilisti in viaggio per la vacanza o di ritorno dal periodo di riposo.Già,ma che ce lo chiediamo a fare? La prima risposta che si sente nell’aria è quella solita: burocrazia, troppa burocrazia. E dobbiamo accontentarci di questa presunta o reale colpevole?

Per non dire che le file di auto ad ogni restringimento di carreggiata provocano l’ammorbamento dell’aria. E certo questo “sfogo” dei tubi di scappamento non fa bene né all’ambiente né ai viaggiatori.

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