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Quando il trasporto pubblico non è sostenibile

Quando il trasporto pubblico non è sostenibile diventa davvero un problema nel problema per il nostro paese alle prese – come altri – con la nuova ondata di contagi da Coronavirus. Non sostenibile in questo caso vuol dire tutto: non sostenibile dal punto di vista ecologico, non sostenibile dal punto di vista economico e non sostenibile dal punto di vista sociale. I tre cardini dello sviluppo sostenibile.

Ecco l’antefatto. In vista della ripresa dell’attività autunnale ben prima che l’ondata di ritorno della pandemia raggiungesse i livelli di questi giorni, si sapeva che uno dei problemi principali sarebbe stato quello di garantire un trasporto pubblico tanto per i lavoratori che sarebbero tornati al loro posto, quanto agli studenti che sarebbero tornati a scuola. Come fare? Acquistando nuovi mezzi? Difficile da fare in poco tempo. Prenderne di già pronti dai privati? Così è stato fatto per circa 2 mila nuove corse sul territorio nazionale. Ma in larghissima parte nei territori extra urbani e per un motivo molto semplice: le dimensioni e la conformazione dei bus privati non è adatta alle strade delle città per il tipo di trasporto pubblico. Non solo

Quando il trasporto pubblico non è sostenibile – License: Free for personal & commercial use

I pasticci della burocrazia

In primo luogo per l’emergenza trasporti il governo aveva stanziato 300 milioni di euro a fine agosto ma solo venerdì 30 ottobre sono stati resi disponibili dal relativo decreto attuativo. E le Regioni ne hanno spesi 120. Perchè non è stata eliminata una clausola che durante l’emergenza Covid, a luglio, prevedeva che i mezzi pubblici potessero funzionare con una capienza non superiore all’80 per cento del loro reale potenziale. Una percentuale che secondo il Comitato Tecnico Scientifico sarebbe dovuta essere del 75 per cento. L’utilizzo di quei 300 milioni era vincolata a quella disposizione mai cancellata. Tanto che in queste ore il governo ha dichiarato :” Prevediamo la riduzione al 50 % del limite di capienza dei mezzi pubblici locali” per bocca del premier Conte. Un primo passo ma non basta.

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La questione scuola

Non essendo stati spesi tutti i soldi messi a disposizione e non essendo stato previsto un ingresso scaglionato nelle scuole di tutta Italia ci si è trovati con una massa di persone enorme in attesa dei mezzi pubblici. E nel giro di un mese è scoppiato il caos. Andrea Gibelli, presidente di Asstra, l’associazione che rappresenta il 95 per cento del Tpl urbano in Italia in merito ha detto:”Il vero problema è che le aziende di trasporto non sono mai riuscite neppure a conoscere la domanda di mobilità. Ogni scuola, nel passaggio dall’orario provvisorio a quello definitivo, si è organizzata a modo proprio, con comunicazioni inesistenti o tardive a chi gestisce i collegamenti. L’autonomia scolastica è sacra ma in questo periodo di emergenza tutti stanno rinunciando a qualcosa. Forse chi sovraintende al mondo della scuola avrebbe potuto fare di più per assicurare un coordinamento”. Coordinamento che dal Ministero dell’Istruzione è arrivato tardivamente e non in modo tale da aiutare una riorganizzazione dei trasporti.

E gli altri 180 milioni? Per adesso sono lì. Nessuno li ha usati e non si sa quando verrano usati. Nè come.

 

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