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Quale olio può davvero diventare un combustibile affidabile?

Quale olio può davvero diventare un combustibile affidabile? La domanda ha più d’un perchè : ogni volta che una ricerca scientifica espone i risultati delle sue ricerche che raccontano come l’olio di frittura  – per esempio- potrebbe essere il carburante dei prossimi motori diesel come abbiamo raccontato qui, dopo un pò viene furi un’altra ricerca che dice esattamente il contrario.

Oppure che l’olio di palma sintetico può essere un’alternativa sostenibile e di valore a quello naturale per ricavare il quale vengono disboscate intere foreste ad un ritmo giornaliero impressionante. Intanto però l’olio di palma subisce un altro attacco:  entro il 2030 gran parte della popolazione europea e diversi emendamenti alle Direttive comunitarie lo vorrebbero eliminare come componente del cosiddetto biodiesel.

Insomma esiste un’alternativa sostenibile, affidabile, economica? Qualcuno sostiene l’olio di soia. Ma anche qui il dibattito è feroce.

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Quale olio può diventare un combustibile – affidabile? -CC0, public domain, royalty free

La sete di gasolio bio in Europa

Cerulogy è una società di consulenza – presieduta dal Dr. Chris Malins – che si occupa di politica dei carburanti alternativi e più puliti, sostenibilità e regolamentazione in Nord America, Europa e per l’aviazione. A questa società è stata commissionata una ricerca dalla Transport&Environment che ha una visione dei trasporti come un sistema di mobilità a zero emissioni che sia accessibile e abbia un impatto minimo sulla nostra salute, sul clima e sull’ambiente. I risultati della ricerca iniziano con queste parole:

“La sete dell’Europa per il diesel di soia potrebbe aumentare da 2 a 4 volte entro il 2030 rispetto a quello che usiamo oggi, secondo il rapporto, causando la deforestazione di un’area più grande della dimensione di Londra nelle foreste tropicali e nelle zone umide. Questo perché la legge dell’UE richiede alle compagnie petrolifere di mescolare biocarburanti presumibilmente “sostenibili” con il carburante fossile per rendere le auto più pulite – e la palma è stata finalmente etichettata come insostenibile”.

Al sito Valori, Cristina Mestre, responsabile per l’area biofuels di Transport & Environment ha dichiarato :”Le importazioni di soia causeranno una deforestazione su scala epica se non cambiamo la legge europea sui carburanti verdi. La soluzione c’è ed è molto semplice. La Commissione europea ha già deciso che il diesel di palma non sarà più considerato verde, ora dovrebbe fare lo stesso per il diesel derivato dalla soia”.

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Quale olio può diventare un combustibile – affidabile? -CC0, public domain, royalty free

La direttiva europea sulle Energie Rinnovabili  – Recast 2030 in merito alla produzione di combustibili alternativi per i trasporti dice: ” Sebbene i biocarburanti sono importanti per aiutare l’UE a raggiungere i suoi obiettivi di riduzione dei gas serra, la produzione di biocarburanti avviene tipicamente su terreni coltivati che erano precedentemente utilizzati per altre attività agricole come la coltivazione di cibo o mangimi. Poiché questa produzione agricola è ancora necessaria, può portare all’estensione dei terreni agricoli in aree non coltivate, possibilmente includendo aree con un alto stock di carbonio come le foreste, le zone umide e le torbiere. Questo processo è noto come cambiamento indiretto dell’uso del suolo (ILUC). Poiché questo può causare il rilascio di CO2 immagazzinata negli alberi e nel suolo, il cambiamento indiretto dell’uso del suolo rischia di annullare i risparmi di gas serra che risultano dall’aumento dei biocarburanti. Per affrontare la questione dell’ILUC nel pacchetto “Energia pulita per tutti gli europei”, la direttiva rivista sulle energie rinnovabili introduce un nuovo approccio“.

ILUC è la sigla che identifica la Destinazione d’uso dei terreni (Indirect Land-use Change). Per questi terreni sono stati stabiliti dei fattori che rappresentano le emissioni stimate di cambiamento dell’uso del suolo che avvengono a livello globale come risultato delle colture utilizzate per i biocarburanti nell’UE, piuttosto che per cibo e mangimi.

In parole povere, tutti i biocarburanti che usano la terra avranno un fattore ILUC. Le materie prime che non richiedono terreni agricoli per la loro produzione (cioè rifiuti, residui, alghe) e quelle che causano un cambiamento diretto dell’uso del suolo (cioè in questo caso gli operatori devono calcolare le loro emissioni effettive) sono esenti dai fattori.

Il nuovo approccio su questi terreni è che “Vengono stabiliti dei limiti per i biocarburanti ad alto rischio ILUC, i bioliquidi e i carburanti da biomassa con un’espansione significativa in terreni ad alto stock di carbonio. Questi limiti influenzeranno la quantità di questi combustibili che gli Stati membri possono contare per i loro obiettivi nazionali quando calcolano la quota nazionale complessiva di energie rinnovabili e la quota di energie rinnovabili nei trasporti. Gli Stati membri saranno ancora in grado di utilizzare (e importare) i combustibili coperti da questi limiti, ma non saranno in grado di includere questi volumi nel calcolo della misura in cui hanno raggiunto i loro obiettivi rinnovabili. Questi limiti consistono in un congelamento ai livelli del 2019 per il periodo 2021-2023, che diminuiranno gradualmente dalla fine del 2023 a zero entro il 2030″.

 

 

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