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Chi ha paura dei lenzuoli, degli striscioni e del dissenso?

La rimozione coattiva del dissenso

L’Italia è ormai in overdose. Le 23 pagine facebook chiuse per produzione di fakenews e la rimozione degli striscioni di protesta sono due facce della stessa medaglia: un Paese con un grosso problema di informazione drogata e di allergia al dissenso. Nei scorsi è successo è successo di nuovo. Questa volta a Brembate, nel bergamasco. In vista di un comizio del Ministro dell’Interno Matteo Salvini, sulla facciata di un palazzo privato è comparso uno striscione di protesta con la scritta: “non sei il benvenuto”. Il destinatario era ovviamente il titolare del Viminale. Dopo poco è intervenuta una squadra dei Vigili del Fuoco a rimuovere lo striscione. Il tutto nel rassegnato stupore dei presenti.

Marco Di Maio ci ha detto: “una deriva pericolosa”. Impakter ha sentito  l’Onorevole Marco Di Maio (PD) su striscioni rimossi, allergia al dissenso, fake news e ingerenze sulla RAI. Nel question time alla Camera Matteo Salvini ha risposto alle critiche offrendo “caffè allo striscione più ironico”. Ma la Carfagna lo ha ripreso: “Ministro, non siamo a scuola!”.

Cosa ci ha detto l’Onorevole Marco Di Maio

“Con la cancellazione dei lunedì sera di Fabio Fazio in Tv, il Governo conferma che ormai la RAI non svolge più la funzione di servizio pubblico; ma è divenuto uno strumento a disposizione della maggioranza che regge l’Esecutivo, in cui le trasmissioni che non sono gradite al ‘capitano’ vengono fatte chiudere e cancellate dal palinsesto. E’ una deriva pericolosa, che si accompagna alla notizia delle pagine Facebook chiuse perché diffondevano false notizie a favore di Movimento 5 stelle e Lega Nord. Una mossa tardiva forse, ma che dimostra come i partiti che oggi esprimono la maggioranza in parlamento abbiano usato falsità e menzogne per raccogliere il consenso degli italiani. Oggi più di ieri si rivela necessaria una commissione d’inchiesta che faccia chiarezza su eventuali ingerenze di forze straniere nel sostenere le campagne social e nel condizionarne i contenuti. Ne va della libertà di informazione e dell’indipendenza del nostro Paese. A un governo di sovranisti e populisti questo non dovrebbe far paura…”

Le fabbriche del falso e dell’odio su facebook

L’incresciosa vicenda segue la chiusura di ben 23 pagine facebook con 2,4 milioni di follower, dedite alla produzione intensiva di fakenews. Distorsione sistematica della verità, notizie inventate di sana pianta, diffamazione e minacce personali sono gli ingredienti di queste fabbriche online del falso e dell’odio. Metà di queste agivano in aperto sostegno alla Lega di Matteo Salvini e al M5S di Luigi Di Maio. Resta da capire perché nel mondo ipertecnologico di oggi si è dovuto aspettare la primavera del 2019 per iniziare a fare un po’ di pulizia. Da un punto di vista elettorale potremmo dire che si è “chiuso la stalla dopo che i buoi sono scappati”.

La deriva illiberale della propaganda

Com’è possibile che in un Paese democratico sia in vigore una sorta di tolleranza zero verso il dissenso? Mentre in Italia un mix diabolico di riscaldamento climatico e dissesto idrogeologico provoca distruzione e gravi disagi in molte zone del Paese, una squadra di Vigili del Fuoco viene impegnata nel silenziamento di civilissime proteste da parte di privati cittadini. Qualcuno ha ordinato la rimozione dello striscione o si è trattato di un infelice eccesso di zelo? Su questo punto ha risposto il sindacato Fp-CGIL dei pompieri, che ha parlato di ordine giunto “dalla questura”.

Il rischio della delegittimazione delle Istituzioni

Il rimpallo delle responsabilità su una questione come la violazione della libertà di espressione, in questa fase della storia repubblicana, è particolarmente rischioso. Oggi più che mai è alienante vedere la Polizia di Stato e i Vigili del Fuoco ridotti a esecutori di azioni che hanno lo scopo di nascondere la polvere del dissenso sotto il tappeto della propaganda. Se questo andazzo dovesse persistere, provocherebbe una pericolosa disaffezione popolare verso quelle poche istituzioni ancora non intaccate dal malcontento generale che sta sbriciolando la coesione sociale.

Mauro Pasquini

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