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Ucraina

“Pronti al peggio”: a che punto siamo tra Russia e Nato in Ucraina

Un tentativo di de-escalation, che si scontra però con la realtà. Tra Russia e Stati Uniti c’è stato un reciproco scambio di accuse sulle responsabilità per le tensioni in Ucraina. E una frase sintetizza il quadro: “Siamo pronti al peggio”, ha affermato il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. Parole che così confermano il rischio di una guerra.

L’amministrazione di Washington, nelle scorse ore, ha annunciato l’intenzione di vagliare “la madre di tutte le sanzioni” contro Mosca. Si tratta di un mix di misure che colpirebbero l’economia russa, a partire dagli alti funzionari, incluso il presidente Vladimir Putin, fino alle istituzioni economiche più importanti. L’ipotesi è quello di procedere fin da subito con le sanzioni, senza attendere che ci sia l’attacco all’Ucraina, dopo che la Russia ha portato centinaia di migliaia di soldati al confine. Su questo punto, tuttavia, c’è una divergenza tra democratici e repubblicani, uniti comunque nella volontà di sbarrare la strada al progetto di Putin.

La minaccia, come era prevedibile, non ha lasciato indifferente il Cremlino, che fatto sapere di non temere i provvedimenti. Anzi ha rilanciato la tesi: l’operazione sarebbe distruttiva per le relazioni tra Russia e Occidente. E a pagare il conto sarebbero proprio l’Europa, insieme agli alleati statunitensi. Intanto da Kiev è stata rilanciata la richiesta: “La Russia deve continuare con l’impegno diplomatico e ritirare le forze militari che ha accumulato lungo i confini dell’Ucraina”, ha affermato ieri il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba.

I movimenti militari verso l’Ucraina

Gli Stati Uniti non si muovono solo sul piano diplomatico. Il presidente Joe Biden ha cambiato passo rispetto alla situazione in Ucraina, garantendo lo spostamento rapido di quasi diecimila militari nel caso ci fosse un peggioramento al confine. Le unità, che sono élite, sarebbero inviate tra Polonia e Romania per rafforzare i contingenti. In particolare, la Nato concentrerebbe le proprie forze a Bucarest: il Paese ha una collocazione strategica rispetto alla crisi che si è innescata.

Anche dal Regno Unito c’è stata una presa di posizione signficativa: il premier Boris Johnson ha garantito di essere pronto a un imponente dispiegamento di truppe e all’invio di navi e jet da guerra verso l’Europa orientale. “Non tollereremo la loro attività destabilizzante e staremo sempre al fianco dei nostri alleati della Nato di fronte all’ostilità russa”, ha affermato il primo ministro britannico in una nota ufficiale. E del resto altri Paesi, come Danimarca, Francia, Paesi Bassi e Spagna hanno già mosso alcune pedine militari, tra cui navi e caccia.

Le mosse della diplomazia

Mentre si muovono gli eserciti, i leader cercano di favorire un confronto. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha parlato telefonicamente con Putin e Johnson farà lo stesso nelle prossime ore, dopo essersi confrontato con il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. L’obiettivo è quello di arrivare alla de-escalation, che al momento sembra lontana. Il Cremlino accusa l’Occidente di voler proseguire lo spostamento a est, creando nuove basi dell’Alleanza atlantica. D’altra parte la Nato guarda con preoccupazione alle mire espansionistiche di Putin, che dopo aver annesso la Crimea e assunto di fatto il controllo – attraverso milizie separatiste – della regione del Donbass, vuole riprendersi “il granaio d’Europa” (che ha il 40% di terreni coltivabili di alta qualità), ossia l’Ucraina. I motivi sono geopolitici, perché per i russi Kiev è una “loro” regione, ma anche economici per il transito di gas e dell’esportazione del grano, appunto.

In questo clima di diffidenze reciproche, è complicato immaginare un raffreddamento delle tensioni. Così riecheggia, sinistra, l’affermazione di Stoltenberg sull’ipotesi di prepararsi al peggio. Che significa l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e una possibile guerra con l’Occidente.

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