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Primarie dem negli Usa: poche donne ma tanti diritti civili

Tanti candidati e molti di loro con peculiarità sul tema dei diritti civili. Le primarie democratiche per la candidatura alla presidenza degli Stati Uniti vedono in corsa esponenti diversi, ma con un taglio interessante sotto il profilo dell’ampliamento delle libertà. E un altro dato risalta all’attenzione: la presenza di sole due donne, che peraltro al momento sembrano avere grosse chance di vittoria. La più quotata resta Elizabeth Warren (nella foto di copertina), senatrice del Massachusetts, mentre in una posizione più defilata c’è Amy Klobuchar, senatrice del Minnesota. Dopo il voto dei caucus in Iowa, appare complicato immaginare che possa competere di nuovo una donna per la Casa Bianca, come avvenne nel 2016 con Hillary Clinton.

Amy Klobuchar

Primarie poco femminili

Elizabeth Warren è una delle esponenti dell’ala più radicale dei democratici. Durante la campagna delle primarie 2016 è stata sostenitrice del “socialista” bernie Sanders, prima di appoggiare – nell’ottica di lealtà di partito – la vincitrice Clinton. Per un periodo Warren è stata indicata come la possibile numero due di Hillary, ipotesi che tuttavia non ha mai preso quota. Warren ha quindi continuato la sua attività, coltivando le ambizioni di candidatura come rappresentante della sinistra dei dem. Il terzo posto nel primo Stato in cui si è votato, lo Iowa, la conferma nel ruolo di possibile outsider in una competizione indecifrabile. Le sue posizioni sono molto radicali su ogni fronte, compreso quello sulla detenzione di armi, che negli Stati Uniti resta un totem pressoché intoccabile.

Per Amy Klobuchar la sfida è ancora più complicata. Con Warren condivide solo il fatto di essere donna: da un punto di vista politico ha un profilo molto moderato. Tanto che le due potrebbero essere perfette per un ticket presidenziale. Ma appare più una fantasia che un progetto realistico. Sulla riforma sanitaria, vessillo dei democratici durante la presidenza di Barack Obama, la senatrice del Minnesota si è sempre detta intenzionata a proseguire il lavoro dell’ultima presidente dem. Ma non è il solo caso di una tendenza a coprire lo spazio del centro politico: il suo posizionamento, stando ai sondaggi pre-elettorali, la collocano tra gli elettori in una percezione di liberale moderata. Una sorta di alter ego di Joe Biden, il grande favorito delle primarie, e vicepresidente nel corso dei due mandati di Obama alla guida degli States. Ma reduce di una brutta sconfitta ai primi caucus.

Barack Obama

I diritti al centro delle primarie dem

Anche tra gli uomini in gara per sfidare il presidente degli Usa, Donald Trump, ci sono delle sfumature significative sul piano dei diritti. Pete Buttigieg, ex sindaco di South Bend città nello Stato dell’Indiana, e Bernie Sanders, senatore del Vermont, hanno delle caratteristiche interessanti, nonostante la siderale distanza. Buttigieg punta infatti a diventare il primo presidente gay dichiarato della storia degli Usa. “M’immagino che probabilmente abbiamo avuto eccellenti presidenti che erano gay, solo che non sappiamo quali fossero”, ha dichiarato in un’intervista suscitando scalpore. Al di là di questa osservazione, conta il fatto che dalla sua parte può avere il sostegno della comunità Lgbti. Perché sarebbe il primo gay dichiarato.

Pete Buttigieg

Sul fronte dei diritti, la sua storia persona rappresenta una garanzia, benché venga descritto come un profilo alquanto moderato nel panorama delle primarie democratiche. I suoi 38 anni, poi, lo propongono come un elemento di rottura rispetto all’establishment, che in qualche modo sta sfidando. L’incarico di maggior prestigio ricoperto è stato infatti quello di sindaco di South Bend, città dell’Indiana con poco più di 100mila abitanti: non è mai stato né parlamentare né governatore di uno Stato.

Bernie Sanders, 78 anni, si colloca in una posizione opposta al giovane rivale, sia per la questione anagrafica che per le posizioni politiche. Eppure viene indicato come un paladino dei diritti civili. Non per niente i detrattori definiscono un “socialista”, in senso dispregiativo: un incubo per il Paese che ha vissuto il maccartismo, seppure in un’epoca storica ben diversa. Sanders non ha mai avuto remore a schierarsi per i diritti delle minoranze etniche, della comunità Lgbti, dichiarando la sua contrarietà alla guerra e addirittura alla pena di morte, altro tema tabù negli Stati Uniti. Insomma, un quadro interessante per capire dove sta andando il Partito democratico negli Usa.

Bernie Sanders

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