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“Prima la natura” e si potranno creare 395 milioni di posti di lavoro

C’è la possibilità di creare 395 milioni di posti di lavoro entro il 2030. Cambiando l’approccio: “prima la natura”.  Investendo in soluzioni “positive per la natura” invertendo quindi il trend delle attuali perdite di posti di lavoro e dell’incertezza economica.  A sostenerlo è il World Economic Forum (WEF) che ha dato alle imprese pubbliche e private un progetto per sfruttare 8,86 trilioni di euro in opportunità che aggiungeranno valore alla natura piuttosto che sfruttarla. Un principio che si riflette negli obiettivi 8 e 9 dell’Agenda 2030 dell’Onu: Fare in modo che la crescita economica sia duratura; industrializzazione, infrastrutture e innovazione.

Non ci sono posti di lavoro o prosperità su un pianeta morto” dicono dalla sede della ONG a Ginevra, senza questi cambiamenti perché oltre la metà del PIL globale è minacciato dalla continua perdita di biodiversità.

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Possiamo affrontare l’incombente crisi della biodiversità e resettare l’economia in modo da creare e proteggere milioni di posti di lavoro“, dice il responsabile dell’agenda di azione per la natura del WEF, Akanksha Khatri. “Possiamo proteggere gli approvvigionamenti alimentari, utilizzare meglio le nostre infrastrutture e attingere a nuove fonti di energia passando a soluzioni positive per la natura“.

Il rapporto si basa su esempi reali di risultati economici che sono stati migliorati da decisioni economiche che rispettano e migliorano la natura. Il presidente del Costa Rica, Carlos Alvardo Quesada, ha dichiarato che il suo Paese ha già dimostrato che la transizione verso un’economia neutrale dal punto di vista delle emissioni di carbonio e positiva per la natura è stata positiva per “prosperità, posti di lavoro e nuovi sviluppi. E’ il momento di integrare questo modello“.

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Un progetto per un futuro positivo per la natura

La trasformazione deve avvenire attraverso tre sistemi socio-economici chiave, dice il WEF. Questi tre sistemi: l’alimentazione e l’uso del suolo; l’estrazione mineraria e l’energia; le infrastrutture e l’edilizia, insieme mettono in pericolo quasi l’80% delle specie minacciate della Lista Rossa dell’IUCN.

Non c’è futuro per il business as usual“, dice il rapporto del WEF. “Stiamo raggiungendo punti di svolta irreversibili per la natura e il clima“.

Questi sistemi creano anche fino al 60% di tutti i posti di lavoro e rappresentano più di un terzo dell’economia globale. Una serie di transizioni tra i tre sistemi socio-economici fornirebbe gli 8,86 trilioni di euro di opportunità e centinaia di milioni di posti di lavoro extra che, secondo il WEF, dare priorità alla natura può offrire.

La ONG rivela che, sebbene i la realizzazione dei prodotti animali fornisca solo il 18% di tutte le calorie consumate nel mondo, utilizza l’80% dei terreni agricoli e crea il 58% delle emissioni di gas serra. L’inefficienza costa circa 11 trilioni di euro all’anno solo nei sistemi di produzione alimentare.

Una migliore gestione delle riserve di pesce selvatico, ad esempio, aumenterebbe le dimensioni delle catture aggiungendo quasi 150 miliardi di euro all’industria e creando 14 milioni di posti di lavoro. Vittorie simili per il risparmio della natura possono essere ottenute in altri settori industriali attraverso iniziative come l’installazione diffusa di tetti verdi, investimenti in energie rinnovabili e un migliore riciclaggio delle parti di automobili.

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Arrestare la perdita di biodiversità

Il rapporto riconosce che alcune persone potrebbero perdere il lavoro durante una transizione ecologica, soprattutto quelle che lavorano in settori non sostenibili. Per rimediare a questo, il WEF chiede ai governi di garantire che le persone siano riqualificate con eque opportunità di transizione verso nuovi posti di lavoro creati da questo approccio “nature-first“.

Si stima che l’attuazione dei cambiamenti in tutto il mondo costerebbe 2,4 trilioni di euro, un importo simile ai recenti pacchetti di stimolo economico concordati negli Stati Uniti.

Alan Jope, Chief Executive Operator di Unilever ha affermato che mentre c’è “ancora incertezza su come si svilupperà COVID-19 questa è un’opportunità per accelerare gli sforzi per mettere la natura al centro di tutte le decisioni“.

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