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Povertà: l’allarme della Comunità di Sant’Egidio

Un’impennata della povertà. Di precari, spesso lavoratori del turismo, ma anche di piccoli commercianti. I penultimi, ma anche terz’ultimi e molti altri che nemmeno immaginavano di finire in una spirale di povertà. Sono persone che si rivolgono ai centri di distribuzione per ricevere i pacchi alimentari, vittime dell’incremento delle disuguaglianze sociali. Questioni concrete da affrontare nell’agenda politica del prossimo governo.

E la Comunità di Sant’Egidio sta cercando di far fronte a una situazione allarmante: in un anno sono stati aperti 50 centri, con un incremento fortissimo a Roma. Massimiliano Signifredi, coordinatore delle cene itineranti della Comunità, descrive il quadro a Impakter Italia. Lanciando un appello: “Bisogna offrire soluzioni alle persone in difficoltà, non basta solo la spesa”.

Quali cambiamenti si sono verificati dall’era pre-Covid a oggi?
Il Covid ha fatto emergere la povertà dei cosiddetti penultimi. Persone che riuscivano ad arrivare a fine mese, con difficoltà, ma ci riuscivano. Parliamo di lavoratori precari o senza tutele, con contratti anomali. O addirittura senza contratto. La crescita riguarda molto spesso le famiglie con figli.

Impegno contro la povertà

Massimiliano Signifredi, coordinatore cene itineranti della Comunità di Sant’Egidio

In particolare quali lavoratori si sono rivolti alla Comunità?
Il settore più colpito è il turismo. In una città come Roma, in un Paese come l’Italia, rappresenta un tassello fondamentale del tessuto produttivo. Le strutture alberghiere, ma anche in piccoli bed&breakfast, hanno bisogno di lavoratori che si occupassero dei servizi: chi provvede alle pulizie, al rifornimento delle colazioni, alla gestione dei clienti. Adesso sono senza lavoro. La questione non tocca solo i proprietari delle strutture: c’è una filiera che è andata in crisi. In questo anno di pandemia, abbiamo aiutato migliaia di persone finite in povertà per la perdita di lavoro o comunque per un forte calo di reddito.

Il trend dell’aumento di povertà è in crescita o si è stabilizzato negli ultimi mesi?
C’è un assestamento molto pericoloso. Perché molte persone non hanno ritrovato lavoro: alcune attività sono ferme da mesi. Vediamo le file ai nostri centri di aiuto che non diminuiscono. Anzi.

Qual è la dimensione numerica del problema?
Abbiamo aperto 50 centri di distribuzione in Italia. E da marzo abbiamo distribuito 250mila pacchi alimentari. Un numero di oltre due volte e mezzo rispetto al periodo precedente. Certo, non significa che la povertà sia aumentata di due volte e mezzo. Ma siamo sicuramente di fronte a un incremento di persone che, da una condizione di precarietà, sono arrivate a rivolgersi a Sant’Egidio per fare la spesa. Per capire: a Roma avevamo 3 centri di distribuzione, ora ne abbiamo 28, in particolare molti sono stati aperti nei quartieri di periferia.

Quali sono i problemi che vivono nel quotidiano?
Chiedono di essere aiutate anche per ottenere gli ammortizzatori sociali, già stanziati, ma necessitano di procedure non semplici. Serve un sostegno per fare la domanda per la cassa integrazione e per i bonus spesa, questioni connesse alle pratiche burocratiche. Ci sono già delle misure previste, ma funzionano con lentezza. Le persone vanno aiutate in maniera concreta. Faccio un esempio: chi aveva un reddito molto basso, prima aveva la garanzia che il figlio potesse mangiare nella mensa a scuola. Nel momento in cui le scuole hanno ridotto il tempo pieno, c’è stato un impatto sulla distribuzione dei pasti.

Quali altri settori stanno subendo il disagio economico con il rischio di finire in condizioni di povertà?
Il mondo del commercio, i piccoli esercenti. Nei centri di distribuzione abbiamo incontrato commercianti che venivano a prendere il pacco, per difficoltà legate ai negozi chiusi, all’impossibilità di pagare i fornitori. Lì c’è un ulteriore problema: la concorrenza della Grande distribuzione e il commercio online, che non si è mai fermato. Forse il processo era inevitabile, ma di sicuro il Covid ha impresso un’accelerazione.

Quali consigli bisogna dare alla politica?
Serve un aiuto più rapido, ascoltare le persone. Ed essere più prossimi ai cittadini. Purtroppo la pandemia ha evidenziato una difficoltà di comunicazione con le Istituzioni. Ricordo un fatto che non è banale: dietro la povertà ci sono i poveri, persone spesso con figli. Bisogna stare molto attenti quando se ne parla. Noi forniamo un aiuto materiale, ma anche un sostegno di ascolto, per dare indicazioni, offrire soluzioni. C’è una rete da creare per evitare che le persone perdano del tutto la speranza.

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