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Le cifre agghiaccianti della povertà estrema

Povertà estrema: nuovo picco dopo decenni di progressiva riduzione. Pandemia, cambiamenti climatici e conflitti i maggiori responsabili.

Lo studio Poverty and Shared Prosperity 2020: Reversals of Fortune della Banca Mondiale, è una fotografia impietosa sulla situazione socio-economica globale post pandemia da covid-19. Ampliata la platea delle persone in gravi difficoltà economiche e di quelle che si trovano in uno stato di povertà estrema. Intere categorie storicamente al riparo dal disagio economico piombate improvvisamente nello spettro della povertà. Una catastrofe sanitaria che porta con sé una crisi economica di tale portata da diventare, in molte aree del pianeta, una tragedia umanitaria.

Le cifre agghiaccianti del rapporto 

La stima delle persone che nel 2020 sono cadute in una condizione di povertà è drammatica: da 88 a 115 milioni. All’interno di questo dato c’è un dramma nel dramma, ossia l’incremento della povertà estrema, che risulta aumentata tra l’1,2% e l’1,5%, quale conseguenza diretta dell’impatto distruttivo della pandemia sui sistemi economici di tutto il mondo. A questi nuovi poveri e poverissimi, sempre secondo le stime, durante l’anno in corso andranno ad aggiungersi circa 23 – 35 milioni di persone. Un colpo durissimo agli sforzi per il perseguimento dell’Obiettivo 1 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Ad oggi il numero totale dei poveri risulta essere intorno ai 720 milioni di individui. Se non riusciamo a invertire la tendenza, entro il 2030 il numero potrebbe crescere di circa altri 220 milioni.

Severo il giudizio di Philip Alston, professore di legge alla New York University e Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e i diritti umani: “la povertà è una scelta politica e la sua eliminazione richiede di ripensare la relazione tra crescita ed eliminazione della povertà, nonché di affrontare la disuguaglianza andando verso la ridistribuzione. E inoltre promuovere la giustizia fiscale, implementare una protezione sociale universale, rendere centrale il ruolo del governo, andare verso una governance partecipativa, ed adattare le misure internazionali sulla povertà”.

Non solo il covid-19 come causa di povertà estrema

In questo momento gli sforzi delle organizzazioni internazionali, degli enti sovranazionali, dei governi e dei sistemi sanitari dei singoli stati sono  ampiamente assorbiti dalla lotta al covid-19. Ma sarebbe un gravissimo errore ridurre l’attenzione sulle altre due piaghe globali individuate dallo studio della Banca Mondiale: i conflitti e i cambiamenti climatici.

Come si legge nello studio, tra le economie recanti il più alto tasso di povertà, le prime 43 rientrano nella categoria dei paesi fragili e interessati da situazioni di conflitto. Come stima significa il che 40% dei poveri “globali” vive in stati stressati da violenza e conflittualità. Inoltre, a causa della vulnerabilità alle catastrofi climatiche degli strati sociali più deboli, è stimato che circa 68- 132 milioni di individui potrebbero cadere in povertà per i vari effetti dell’impatto dei cambiamenti climatici.

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