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“Povertà educativa peggiore della povertà estrema”

Povertà educativa: un problema più grave della povertà estrema. Così ONU e Banca Mondiale, che forniscono numeri agghiaccianti sul livello di istruzione dei bambini nei paesi in via di sviluppo. Ecco i dettagli.

Povertà educativa: il vero flagello

Il direttore generale per l’educazione pratica presso la Banca Mondiale, Jaime Saavedra (foto in alto), ha detto che imparare a leggere è una “pietra miliare nella vita di ogni bambino”. Ha poi aggiunto che la lettura è “un presupposto per la partecipazione attiva nella società – una porta di accesso a tutti gli altri risultati di apprendimento”. Ha infine affermato che “eliminare la povertà educativa è tanto urgente quanto eliminare la povertà estrema, l’arresto della crescita o la fame”.

I numeri drammatici

Banca Mondiale e Nazioni Unite hanno realizzato uno studio che ha coinvolto 135 paesi. Alcuni dei dati raccolti sono agghiaccianti: nei paesi più poveri quasi tutti i bambini di 10 anni hanno gravi difficoltà a leggere. Più esattamente 9 bambini su 10 nei paesi più poveri del mondo non sono in grado di leggere un testo di base all’età di 10 anni. Impietoso il confronto con la situazione completamente rovesciata dei paesi più ricchi, dove il problema riguarda solo il 9% dei bambini, ossia meno di 1 su 10.

Agenda 2030 e povertà educativa

Primo, combattere questa situazione. Secondo, predisporre una migliore offerta educativa ai 260 milioni di bambini dei paesi poveri che ancora non sono scuola. Questi due impegni confluiscono nell‘obiettivo 4 dell’Agenda 2030 dell’ONU (istruzione di qualità). Inoltre, predispongono al raggiungimento degli obiettivi 8 (lavoro dignitoso e crescita economica) e 10 (ridurre le diseguaglianze). La sfida, che coinvolge direttamente anche l’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura) è dunque di trasformare l’accesso all’istruzione in apprendimento di qualità.

La sponda di Save the Children

Save the Children la pensa come l’ONU e la Banca Mondiale. Questo l’imperativo del capo della politiche educative, Joseph Nhan-O’Reilly: “garantire che i bambini imparino realmente quando hanno accesso alla scuola nei paesi in via di sviluppo!”. Ha inoltre aggiunto che “il monitoraggio rigoroso dei risultati della lettura all’età di 10 anni e l’utilizzo delle migliori prove disponibili per aiutare i bambini a imparare a leggere contribuiranno a garantire che l’istruzione porti all’apprendimento”.

Ha concluso suggerendo come i paesi in via di sviluppo necessitino di un maggiore supporto tecnico e finanziario, allo scopo di mettere a punto strategie volte all’accertamento e al monitoraggio del reale apprendimento. La povertà educativa non si combatte dunque solo costruendo scuole. Quello è il primo, importantissimo passo. Tuttavia è necessario creare e mantenere in essere un efficace sistema educativo. Altrimenti le scuole rischiano di restare dei semplici edifici, anziché diventare delle rampe di lancio verso un futuro migliore.

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