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Populisti d’Europa. Chi sono e cosa vogliono

Populisti in marcia sull’Europa. In un ventennio sono passati dal 7% dei voti al 25% di oggi. Se due decadi fa solo 12,5 milioni di europei erano governati da esecutivi aventi al loro interno una forza populista, oggi  sono 170 milioni. Da realtà per lo più marginale sono diventati forza di governo in ben 11 Stati. Vediamo chi sono e cosa vogliono.

L’ideologia populista

Secondo i populisti il senso della lotta politica è l’affermazione della volontà del popolo, che per definizione è sempre nel giusto. I nemici del popolo sono le elite, che per definizione rappresentano corruzione, malvagità e sfruttamento. Il populismo è dunque l’ennesima ideologia politica che divide con nettezza la realtà in una lotta del bene contro il male. Loro si riconoscono come forze del bene, tutto il resto è o inconsapevole o schierato dalla parte il male.

Chi sono i populisti europei

In Europa come in tutto il mondo, l’ideologia populista è praticata sia a destra che a sinistra. Tuttavia nel nostro continente si tratta in prevalenza di un fenomeno di destra, sia come voti sia come numero di formazioni politiche che ne sono espressione.

Tra queste vi è l’ungherese Fidesz di Viktor Orbán, il polacco PiS, la tedesca Alternative für Deutschland, la francese Rassemblement National di Marine Le Pen, l’inglese UKIP di Nigel Farage, l’olandese FVD di Thierry Baudet,  per quanto riguarda l’Italia, la Lega di Matteo Salvini.

Nel blocco dei populisti europei di destra, particolare importanza è ricoperta dal Gruppo di Visegrad, un’alleanza antieuropeista tra Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca. Tuttavia, proprio nei giorni scorsi, il Gruppo di Visegrad ha subito un brutto colpo a causa della vittoria alle elezioni presidenziali dell’europeista Zuzanna Caputova.

Tra i partiti populisti di sinistra vi sono la tedesca Die Linke, il Socialistiese Partij dei Paesi Bassi, la spagnola Podemos l’omologa catalana En Comu Podem, la francese France Insoumise di Jean Luc Mélenchon.

Il nemico secondo i populisti

Pur partendo da posizioni opposte e argomentando ciascuno secondo i propri principi, i populisti di destra e di sinistra hanno individuato molti nemici in comune. In primo luogo le istituzioni europee, considerate da entrambi come usurpatrici della sovranità nazionale e della libertà dei cittadini. Con sfumature diverse, più teoriche che concrete, i populisti di ambo i versanti si oppongono all’integrazione politica dell’Europa. Meno Europa e più primato nazionale è il tormentone di entrambi.

Poi, il sistema economico capitalistico dell’Occidente, che rappresenterebbe il vero demone che muove i fili della globalizzazione e delle istituzioni comunitarie del nostro continente, modellandone le politiche, in primis quelle economiche. Ed è proprio l’avversità alla moneta unica, l’euro, il più simbolico dei nemici in comune dei due opposti populismi.

Anche le istituzioni internazionali non governative, come ad esempio l’ONU, sono viste come strumenti della globalizzazione.

C’è poi l’antisemitismo, palesato a destra, strisciante in alcuni settori della sinistra. Uno schema che si ripete nel pregiudizio contro la scienza, che nel populismo di destra diventa apertamente una posizione “anti-scienza”, mentre a sinistra si maschera dietro un subdolo scetticismo.

Perfino l’approccio anti immigrazione, che nell’immaginario collettivo è associato esclusivamente al populismo di destra, riscuote negli ultimi tempi una crescente attenzione dalle frange più estreme del populismo di sinistra. Certo, in questo caso non si argomenta buttandola sulla razza, bensì sostenendo che l’accoglienza è in realtà uno strumento capitalistico utile a creare manodopera a basso costo.

Mauro Pasquini

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