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Populismo: ecco che cosa nasconde

Populismo. Un’ideologia a base di odio per le regole, fragorose promesse elettorali e protezionismo, che mette a rischio economia, democrazia e ambiente. Ecco perché. Fatti e numeri.

L’economia populista: protezionismo e assistenzialismo

Tra le ricette economiche dei populisti spicca la pulsione verso l’introduzione di dazi sulle merci, giustificata con la necessità di proteggere i prodotti nazionali. Ma tutti i grandi Paesi occidentali, Italia in particolare, sono grandi esportatori. Ai dazi che imponi sui prodotti che importi, altri Paesi contrappongono dazi sui prodotti che esporti. Una guerra dei dazi strozzerebbe il mercato e nessuna economia nazionale ne trarrebbe vantaggio.

Più in generale, il populismo è caratterizzato da un “forte scetticismo verso il libero mercato, il capitalismo, il mondo finanziario e le grandi multinazionali”. A tutto questo viene opposta la promessa di uno Stato non solo forte e massicciamente interventista, ma anche assistenzialista. Questo ovviamente spaventa i mercati e mette in fuga gli investitori.

C’è poi il costo della pura propaganda, interamente a spese e a scapito dei cittadini. È infatti è nel DNA dei populisti sacrificare il futuro sull’altare del consenso elettorale immediato. Ne fa un esempio la casa di investimenti tedesca Flossbach von Storch: “Le promesse elettorali del governo italiano, le concessioni politiche del presidente francese, Emmanuel Macron ai gilet gialli e le politiche di Donald Trump (la riforma fiscale, il muro al confine con gli Stati Uniti e Messico) dimostrano che il populismo è un costo”.

Populismo e ambiente

Sull’ambiente si distingue un approccio populista di destra e uno di sinistra. Le due forme “si dividono” i compiti. Il populismo di destra gioca in ambito globale, quello di sinistra in ambito locale. L’esempio per eccellenza del populismo di destra è rappresentato da Donald Trump che disconosce l’accordo di Kyoto per la riduzione dei gas serra. I populisti di destra lottano per una generalizzata deregulation in materia di inquinamento. All’opposto, il populismo di sinistra sposa in toto le più estreme battaglie ambientaliste, che spesso bloccano il progresso e la crescita economica di un Paese. La galassia NO TAV in Italia ne è un perfetto esempio.

Populisti e democrazia

Tra il 1990 e il 2014, i leader populisti sono andati al governo in 47 casi, ma solo in otto occasioni si sono dimessi dopo aver perso le elezioni. Solo in 11 casi si sono dimessi dopo aver ricevuto una procedura di impeachment. Numerosi sono i casi in cui i leader populisti sono rimasti al potere anche dopo la regolare scadenza del loro mandato. I populisti saliti al potere nell’ultimo quarto di secolo e tutt’oggi in carica, governano in media da 9 anni ciascuno. Molto più del doppio dei leader non populisti. Tra questi vi è la Russia di Putin, la Turchia di Erdogan, la Bieolorussia di Alexander Lukashenko, il Venezuela di Nicolás Maduro e l’Ungheria di Viktor Orbán. Tutti Paesi dove la democrazia è fortemente compromessa.

Mauro Pasquini

 

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