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Pnrr proposte Legambiente

Pnrr: Da Nord a Sud, cosa serve all’Italia

Una transizione ecologica in dieci mosse da attuare nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). O meglio in dieci opere strategiche per avviare quel processo di Green new deal di cui si parla da mesi. I progetti si dipanano da Nord a Sud, ma si concentra in particolare sul rafforzamento delle politiche per il Mezzogiorno. Legambiente, in un documento, ha messo nero su bianco le proprie proposte per un rilancio effettivo di un approccio ecologista. Uno dei punti in agenda, che dà propulsione al meridione, è “la riconversione green del distretto industriale di Taranto e Brindisi, in Puglia”.

Una misura necessaria, quanto esemplare per l’impatto culturale e di conseguenza mediatico. Secondo l’associazione ambientalista è poi necessario sviluppare “una mobilità a emissioni zero nei capoluoghi di provincia della Pianura Padana e del centro sud”. La battaglia della transizione ecologica si gioca anche sulla “bonifica dei territori e delle falde inquinate a partire dalla Terra dei Fuochi in Campania, la Valle Del Sacco nel Lazio, le aree petrolifere di Basilicata e Sicilia e il caso dei PFAS in Veneto e Piemonte, alla realizzazione di parchi eolici offshore in Sardegna, nel Canale Sicilia e in Adriatico per accelerare la diffusione delle rinnovabili”. 

Recovery plan: gli interventi chiesti da Legambiente

Ma il decalogo (qui per leggere il documento per esteso) prevede altri interventi.

“Passare alla delocalizzazione delle strutture dalle aree ad elevato rischio idrogeologico come nelle province di Crotone e Vibo Valentia in Calabria, di Messina in Sicilia e in Campania alla realizzazione di digestori anaerobici per il trattamento della frazione organica differenziata, con produzione di biometano e compost di qualità, per le aree metropolitane del Centro Sud”.

Dunque un progetto in grado di coinvolgere Roma, Napoli, Reggio Calabria, Bari, Catania, Palermo, Messina e Cagliari.  Gli investimenti, stando all’analisi di Legambiente, devono essere orientati ad altri capitoli:

“La ricostruzione e la digitalizzazione con la banda ultra larga delle aree del cratere del terremoto del Centro Italia, la realizzazione di infrastrutture ferroviarie per la Calabria e la Sicilia che, al posto del Ponte sullo Stretto, necessitano di una rete di trasporto regionale per superare isolamento e disservizi e aumentare e diversificare i flussi turistici”.

Tempi stretti sul Pnrr

Next GenerationEU Recovery Plan

Next GenerationEU Recovery Plan

E infine, ma non ultima per importanza:

“la connessione ecologica, digitale e cicloturistica dell’Appennino e lo sviluppo del biologico e dell’agroecologia sulle montagne alpine e appenniniche e nelle aree rurali attraverso la creazione di biodistretti”.

I tempi sono stretti e la richiesta è quella di accelerare senza timidezze.

“Ormai mancano 30 giorni alla scadenza fissata da Bruxelles per l’invio del Pnrr”, ha osservato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. “Dal nuovo esecutivo guidato da Mario Draghi – ha aggiunto il numero uno dell’associazione -c i aspettiamo scelte coraggiose e radicali sui progetti da finanziare, puntando solo sulle tecnologie pulite per la produzione di energia rinnovabile, sull’idrogeno verde, sugli impianti di economia circolare, sulla mobilità a emissioni zero in città e sulle tratte extra urbane, sulla rigenerazione urbana, sull’agroecologia, sul turismo sostenibile e sulle aree protette”. 

Ciafani ha quindi osservato:

“Solo così si potrà concretizzare la transizione ecologica di cui si parla da anni e proiettare davvero l’Italia al 2030 rendendola più verde, pulita e inclusiva, dando delle risposte concrete ai cittadini e ai giovani che continuano a scioperare per il clima. L’Europa le idee chiare sulla decarbonizzazione dell’economia continentale. In Italia finora non è andata così. È questo il momento giusto per dimostrare quella volontà politica che è mancata finora, evitando allo stesso tempo gli errori del passato. L’Italia non perda questa importante occasione”.

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