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Piccoli Comuni e Comunità Montane

Un nuovo futuro per piccoli Comuni e Comunità montane

Piccoli Comuni e Comunità Montane: un nuovo futuro. Tramite un nuovo accordo. Quello siglato tra il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) e l’Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani (UNCEM). Nell’opinione di Antonio Lubrano sui piccoli centri urbani, Impakter Italia si è già occupato della questione delle risorse in arrivo per questi centri in merito all’efficentamento energetico.

E i borghi d’Italia sono una delle linee guida di Impakter Italia per la scoperta, valorizzazione, recupero del patrimonio artistico, culturale e economico del nostro Paese. Basta scrivere “borghi” nell’apposita sezione di ricerca in alto a destra nella home page (dove c’è la lente d’ingrandimento) per avere un panorama completo di quanto stiamo facendo.

Piccoli Comuni e Comunità Montane

Piccoli Comuni e Comunità Montane: un nuovo futuro

Qualche numero e l’accordo

I Piccoli Comuni in Italia sono  5500, il 69% del totale, con 10.068.213 residenti, il 17% della popolazione nazionale. I comuni interamente e parzialmente montani si sviluppano su un territorio che è pari a circa al 54% di quello nazionale. “Nei piccoli Comuni d’Italia si trova una casa vuota ogni due occupate: solo il 15% di quelle disponibili ospiterebbero 300mila abitanti, e le opere di adeguamento edilizie potrebbero valere 2 miliardi di euro nella rigenerazione e decine di migliaia di nuovi addetti” è scritto in una parte dell’accordo.

Che tra i suoi obiettivi ha quelli della  promozione e dello sviluppo dei territori montani – anche attraverso un migliore utilizzo dei fondi europei, regionali e nazionali disponibili per la rigenerazione dei processi di sviluppo locale – con nuovi strumenti di pianificazione urbanistica, progettazione architettonica, ripensamento degli spazi pubblici e privati nei borghi e nei villaggi alpini e appenninici. Intende – l’accordo tra Architetti e Rappresentanti delle Comunità Montane –  rappresentare gli interessi degli enti locali della montagna nei rapporti con Governo, Parlamento, Stato e Regioni.

C’è la volontà di costruire opportunità di sviluppo per rendere più smart e green i territori rurali, montani e interni italiani, sostenendo la realizzazione di reti infrastrutturali, anche digitali. Infine questo accordo vuole promuovere una politica per la montagna che inserisca le popolazioni montane nel più ampio processo di sviluppo perseguito ad ogni livello istituzionale e attuato secondo criteri di sostenibilità ambientale, economica e sociale.

Piccoli Comuni e Comunità Montane

Piccoli Comuni e Comunità Montane: un nuovo futuro

I commenti dei protagonisti dell’accordo

Walter Baricchi è uno dei componenti del CNAPPC (Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori) e dice :”L’’accordo è rilevante anche perché si propone di “costruire proposte di formazione che riguardino under 35 ma anche Amministratori locali, aumentando la capacità amministrativa e le competenze tra chi è chiamato a ruoli di rappresentanza e di guida delle comunità promuovendo ogni possibile collaborazione con gli organismi nazionali, europei ed internazionali interessati allo sviluppo sostenibile della montagna.

L’equilibrio tra città ed aree interne deve essere completamente rivisto alla luce delle nuove modalità di vita, lavoro, tempo libero che il post Covid ci sta imponendo: è assolutamente necessario che questi cambiamenti – e l’Accordo con UNCEM  ha questa finalità – si trasformino in opportunità. A questo proposito sono fondamentali le politiche di rigenerazione pensate proprio alla luce di questi cambiamenti  e passando, quindi,  dalla rigenerazione urbana tout court alla rigenerazione dei territori”.

A sua volta Marco Bussone, Presidente di UNCEM (Unione Nazionale dei Comuni, delle Comunità ed Enti Montani) definisce l’intesa:“Particolarmente importante per noi perchè stringiamo un patto per generare opportunità di sviluppo nei borghi e nei territori montani del Paese, Alpi e Appennini, il 54% dell’Italia, che ripartono da una valorizzazione del patrimonio, degli spazi, degli immobili”.

“Attuiamo così un altro pezzo della legge 158 del 2017 sui piccoli Comuni. La fase del lockdown, con la pandemia, ha acceso i riflettori su temi che UNCEM e gli Ordini degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori ben conoscono perchè sono per noi in cima all’agenda da almeno due decenni e sui quali ora possiamo lavorare a livello nazionale, istituzionale e operativo. È molto preziosa l’attenzione del Consiglio Nazionale degli Architetti verso i territori. È moderna, a prova di futuro, proprio nel momento in cui montagna e rivitalizzazione dei borghi diventano pezzi portanti del Recovery Fund, del Green New Deal, nel quadro dell’Ecologia integrale che ci insegna Papa Francesco nella Laudato Si“.

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