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Piccola Cassia: il “cammino” che porta a Bonomia e Mutina

Piccola Cassia, la “sorella minore”. Tutti hanno sentito parlare della via Cassia. In molti la conoscono direttamente. La grande via consolare romana, risalente al II secolo a.C., univa Roma all’alta Toscana. Trattasi di un’autentica celebrità della storia antica. Molto meno nota è la variante transappenninica conosciuta come Piccola Cassia, dislocata tra Toscana e Emilia-Romagna. Questa rappresenta uno dei prolungamenti della via principale, diretti versi Bonomia (Bologna) e Mutina (Modena).  Infatti, se la funzione principale della Cassia era garantire una veloce comunicazione tra Roma e Florentia, lo scopo secondario era da un lato ricongiungersi alla via Aurelia, e dall’altro offrire sbocchi stradali per oltrepassare in modo relativamente agevole l’entroterra appenninico.

Piccola Cassia: uno sbocco verso le conquiste a nord

Questo era un obiettivo delicato e al contempo cruciale. La piccola Cassia si origina infatti a Pistoia, ossia in un sito di confine tra quello che era il territorio di pertinenza della Res Publica (l’odierna Italia peninsulare), delimitato al tempo dalla direttrice Rimini-Pisa, e la Gallia Cisalpina (l’odierna Italia continentale). Intorno al 180 a.C. Roma aveva completato la conquista di questa amplissima area. Poco dopo iniziarono i lavori di costruzione del prolungamento della Cassia, allo scopo di farvi transitare rapidamente esercito e beni.

Foto: LigaDue

La “Firenze-Bologna” degli antichi.

La Piccola Cassia è stata dunque la “Firenze-Bologna” dell’epoca. Ma con un ruolo ancora più centrale. Connettendo i versanti toscano ed emiliano dell’Appennino, essa non solo connetteva il nord e il sud d’Italia, ma anche il nord e il sud d’Europa. Ma non solo, metteva in comunicazione l’impero della repubblica col centro dell’impero. Infine, connetteva due universi culturali lontanissimi: la civiltà latina e le civiltà nordiche. Concetto espresso dal Sindaco di Valsamoggia, parlando del recente recupero di una parte del tragitto, aggiungendo poi che “lungo questo percorso troveremo chiese e naturalmente dei panorami veramente eccezionali. Per questo crediamo che possa essere veramente una grande opportunità per il nostro territorio”. Qui, il turista, l’appassionato di arte, di religione o di trekking, e più in generale chi ama il turismo lento e sostenibile, ha l’opportunità di immergersi in un percorso che è stato una delle principali vie di comunicazione per più di due millenni, contribuendo a unire il nostro continente.

Foto: RobyBS89

Con l’avvento del Cristianesimo, questa strategica via romana è diventata inevitabilmente un passaggio fondamentale dei pellegrini, come testimoniano non solo tanti documenti storici, ma soprattutto gli innumerevoli monumenti ed edifici religiosi, distribuiti lungo le 40 e più località da cui la Piccola Cassia è costellata. Scrive Luigi Vezzalini: “nell’Alto medioevo diventò una strada longobarda, uno dei tanti itinerari che portavano a Roma congiungendosi con la via Francigena.

Foto: I, Sailko

“Un’importante esperienza culturale”

Percorrendola in direzione sud, è un cammino suggestivo, ricco di tante testimonianze storico-religiose, caratterizzato da un paesaggio rurale e naturale particolarmente interessante: dalla fertile pianura centuriata, alle colline dei calanchi e vigneti, ai boschi severi e alle grandi praterie del crinale appenninico. Percorrendo lentamente questo cammino si può fare un’importante esperienza culturale, un’intima esperienza spirituale e, non meno importante, una gustosa esperienza gastronomica: siamo infatti nelle terre del Parmigiano Reggiano, dei salumi tipici modenesi e bolognesi, del vino pignoletto e di tante specialità montanare ancora poco conosciute”.

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