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Perchè Italia e Francia si contendono la Libia

Otto anni dopo la morte di Gheddafi la Libia è ancora nel pieno della guerra civile. Da una parte le forze del Feldmaresciallo Khalifa Haftar, l’uomo forte dell’esercito nazionale libico (NLA). Dall’altra il governo legittimo, appoggiato dall’ONU, a Tripoli, guidato dal primo ministro Fayez al-Serraj.

Perché la guerra in Libia rende tesi i rapporti tra Italia e Francia

La parola chiave è: petrolio. Giacimenti, installazioni, stabilimenti. Nel sud del paese, nella regione del Fezzan.

Il campo petrolifero di Al-Sharara a 700 chilometri a sud di Tripoli produce un terzo del petrolio libico. Qui c’è una joint venture tra la compagnia di stato libica National oil corporation (Noc) e quattro società Repsol (Spagna), Total (Francia), Omv (Austria) e Equinor (Norvegia). Un po’ più più a sud c’è il giacimento di El Feel o Elephant gestito dalla società Mellitah Oil and Gas, una joint-venture paritetica tra l’italiana Eni e la libica Noc. Chi controlla queste zone militarmente ha in mano una forza economica straordinaria.

Haftar, che è stato una sorta di braccio destro di Gheddafi, ha l’appoggio della Russia, dell’Egitto, degli Emirati arabi uniti e della Francia: nel 2017 è stato salvato dal pericolo mortale di una emorragia cerebrale nell’ospedale Val-de-Grace di Parigi.

Al Serraj è invece sostenuto dall’Italia e dalle Nazioni Unite, con gli Stati Uniti per il momento neutrali. Ad inizio anno alcuni dei suoi fedelissimi sembrano lo abbiano sfiduciato con l’accusa di non essere in grado di garantire nè la sicurezza del paese né la transizione politica. 

Non solo petrolio per l’Italia

L’Eni è in Libia ininterrottamente dal 1959. Perché il petrolio è tanto ed facile da estrarre: nel 2017 ha toccato il livello di produzione record di 384 mila barili al giorno. C’è anche il potenziale estrattivo di due nuovi giacimenti di gas scoperti in un’area vicina alle acque egiziane, giacimenti che per Eni rappresentano “la più grande scoperta di gas mai effettuata nel Mediterraneo“. E tutto l’interscambio commerciale che dieci anni fa era di 14 miliardi di euro.

La Francia e la Libia

L’Amministratore Delegato di Total, Patrick Pouyanné spiega tutto: “il nostro gruppo punta a rafforzare il portafoglio con asset petroliferi di grande qualità a basso costo tecnico, consolidando nello stesso tempo la nostra presenza storica nel Medio Oriente e in Africa del Nord”. Strategia dunque: la Libia è in una posizione ottimale anche per controllare il Sahara, dove la presenza francese è forte.

Tutto questo rappresenta uno dei grandi problemi dell’Unione Europea: far convivere gli interessi geopolitici ed economici di ogni Stato membro con le esigenze una linea comune europea in materia di politica estera.

Eduardo Lubrano

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