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riscaldamento globale

Per mezzo grado in più…

E così alla fine, dopo estenuanti maratone, l’India ha detto no e per bloccare «la giusta quota di carbon budget» — fa inserire un emendamento sul carbone dell’ultimo minuto che delude la stragrande maggioranza dei presenti, costretti ad ingoiare il rospo pur di concludere. Mezzo grado in più: da Parigi a Glasgow a prescindere dagli impegni presi e poi puntualmente non mantenuti perchè non fa comodo ed è costoso in termini economici e culturali, tutto è ruotato sull’obbligo di contenere l’aumento – generato dalle attività dell’uomo –  della temperatura globale entro 1,5° gradi Celsius. Scongiurando a tutti i costi di arrivare ai 2 gradi. Il punto di partenza è questo : il mondo si è già riscaldato a circa 1,1°C sopra i livelli preindustriali. Ognuno degli ultimi quattro decenni è stato più caldo di qualsiasi decennio dal 1850.

Si può fare? Ma soprattutto, cosa cambia tra 1,1 gradi ed 1,5? Ed ancora cosa vorrebbe dire arrivare a 2 gradi in più di riscaldamento, mezzo grado ci cambia come e quanto la vita?

La risposta alla prima domanda è sì. Si può fare per esempio tramite quasi il dimezzamento delle emissioni globali di CO2 entro il 2030 dai livelli del 2010 e il loro azzeramento entro il 2050. La risposta alla seconda domanda, l’agenzia Reuters l’ha affidata a diversi esperti del settore. Ecco alcune risposte.

Non abbiamo mai avuto un tale riscaldamento globale in pochi decenni“, ha detto la scienziata del clima Daniela Jacob del Climate Service Center Germany. “Mezzo grado significa tempo molto più estremo, e può essere più spesso, più intenso, o esteso nella durata“.

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Più caldo più disastri

“Il cambiamento climatico sta già influenzando tutte le regioni abitate del mondo“, ha detto la scienziata del clima Rachel Warren dell’Università dell’East Anglia. Che parla di calore, pioggia e siccità. Un ulteriore riscaldamento a 1,5°C e oltre peggiorerà tali impatti.

Per ogni incremento del riscaldamento globale, i cambiamenti negli estremi diventano più grandi” dice la scienziata del clima Sonia Seneviratne dell’ETH di Zurigo. Per esempio, le ondate di calore diventeranno più frequenti e più gravi. Un evento di calore estremo che si verificava una volta al decennio in un clima senza influenza umana, accadrebbe 4,1 volte al decennio a 1,5°C di riscaldamento, e 5,6 volte a 2°C, secondo il pannello di scienze climatiche delle Nazioni Unite (IPCC).

Per non raccontare di come un’atmosfera più calda possa anche trattenere più umidità e provocare piogge più estreme che aumentano il rischio di inondazioni. Di contro c’è l’aumento dell’evaporazione che vuol dire siccità più intense.

Parliamo del mare, degli oceani? “A 1,5°C, c’è una buona possibilità di evitare il collasso della maggior parte della Groenlandia e della calotta antartica occidentale” è il pensiero dello scienziato del clima Michael Mann della Pennsylvania State University. Questo aiuterebbe a limitare l’aumento del livello del mare a pochi metri entro la fine del secolo – ancora un grande cambiamento che eroderebbe le coste e inonderebbe alcuni piccoli stati insulari e città costiere.

Ma se si superano i 2°C, mezzo grado in più,  gli strati di ghiaccio potrebbero collassare, ha detto Mann, con un aumento del livello del mare fino a 10 metri (30 piedi) – anche se non si sa quanto velocemente ciò potrebbe accadere. Un riscaldamento di 1,5°C distruggerebbe almeno il 70% delle barriere coralline, ma a 2°C si perderebbe più del 99%. Questo distruggerebbe gli habitat dei pesci e le comunità che dipendono dalle barriere coralline per il loro cibo e il loro sostentamento. E  se questo sembra l’Armageddon, beh non è finita qui.

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Riscaldamento globale e cibo, foreste, malattie

Se si verificano fallimenti dei raccolti in un paio di panieri del mondo allo stesso tempo, allora si potrebbero vedere picchi estremi dei prezzi del cibo e fame e carestia in ampie fasce del mondo“, sostiene Simon Lewis dell’University College di Londra.

Un mondo più caldo potrebbe vedere le zanzare che portano malattie come la malaria e la febbre dengue espandersi in una gamma più ampia. Ma 2°C vedrebbe anche una quota maggiore di insetti e animali perdere la maggior parte del loro habitat, rispetto a 1,5°C, e aumentare il rischio di incendi boschivi – un altro rischio per la fauna selvatica.

Man mano che il mondo si riscalda, aumenta il rischio che il pianeta raggiunga dei “punti di ribaltamento“, dove i sistemi della Terra attraversano una soglia che innesca impatti irreversibili o a cascata. Esattamente quando questi punti saranno raggiunti è incerto.

La siccità, la riduzione delle precipitazioni e la continua distruzione dell’Amazzonia attraverso la deforestazione, per esempio, potrebbero vedere il sistema delle foreste pluviali collassare, rilasciando CO2 nell’atmosfera piuttosto che immagazzinarla. O il riscaldamento del permafrost artico potrebbe causare la decomposizione della biomassa congelata da tempo, rilasciando grandi quantità di emissioni di carbonio. “Ecco perché è così rischioso continuare a emettere dai combustibili fossili… perché stiamo aumentando la probabilità di superare uno di questi punti critici“, ha chiuso Lewis.

Oltre i 2°? Non ne parliamo nemmeno.

 

 

 

 

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