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Pentedattilo, dall’abbandono all’accoglienza diffusa

Pentedattilo, un borgo fantasma calabrese con un solo abitante. Dopo l’abbandono oggi sta tornando alla vita. Anche grazie ai ragazzi di Libera di Don Ciotti.

 

Pentedattilo, gioiello abbandonato nei pressi dell’Aspromonte

Siamo in Calabria, nelle montagne della provincia di Reggio Calabria. A poco più di tre chilometri dalla costa ionica, versante sud. Immerso nella rigogliosa Valle San’Elia, tra ginestre, ulivi, gelsi e fichi d’India, si trova il borgo di Pentedattilo. Situato a 250 metri di altitudine, il borgo è incastonato alla dura roccia del Monte Calvario, su di una rupe la cui conformazione caratteristica ricorda una enorme mano a cinque dita, da cui il nome del sito (dal greco penta e daktylos, ossia cinque dita). Ha un solo abitante fisso. Ma la storia di Pentedattilo parla non solo di abbandono, ma anche e soprattutto di rinascita, con uno sfondo leggendario.

La leggenda della strage degli Alberti

La notte di Pasqua del 1686, tra le famiglie Alberti e Abenavoli si sarebbe consumato uno scontro finito nel sangue. Il barone Bernardino Abenavoli voleva prendere Antonietta Alberti in sposa. Antonietta però era già stata promessa dalla famiglia al figlio del viceré di Napoli. Don Petrillo Cortes. Il barone Abenavoli, accecato dall’ira, la notte di Pasqua sarebbe entrato nel castello degli Alberti compiendo una strage. Tutta la famiglia di Antonietta sarebbe stata sterminata. Solo Antonietta e, sorprendentemente, il promesso sposo di lei, furono risparmiati. Il barone prese in ostaggio il figlio del vicerè di Napoli e costrinse Antonietta a sposarlo. Il vicerè riuscì a far liberare suo figlio, ma intanto il barone era scappato a quanto pare a Vienne, portando con se Antonietta.

L’abbandono del borgo

Come tanti altri borghi di cui ci siamo occupati, anche quello di Pentedattilo ha subito l’abbandono da parte della popolazione per la combinazione del boom economico e della pericolosità del sito. Fino dal dopoguerra la popolazione è andata via via spostandosi verso centri più grandi in cerca in primo luogo di lavoro e in seguito di condizioni di vita più confortevoli. I continui smottamenti e frane hanno fatto il resto. Nonostante l’attaccamento al territorio, piano piano anche i più irriducibili abitanti si sono arresi e hanno lasciato il piccolo borgo. E così, Pentedattilo si è aggiunto al lunghissimo elenco di borghi e paeselli fantasma che costellano l’Italia da nord a sud.

Pentedattilo e il ritorno alla vita

La storia di Pentedattilo però non si è fermata alla dimensione spettrale di strade deserte e case disabitate, a fare da set scenografico per rivivere l’atmosfera delle leggende che si raccontano su questo luogo incantato. Niente affatto. Nonostante il suo solo, unico abitante in pianta stabile, il borgo sta lentamente vivendo un momento di rinascita. Faticosa ma continua. La nuova vitalità di questo gioiello fantasma della Magna Grecia calabrese, viene da un magnifico gioco di squadra portato avanti da una rete di associazioni e cittadini, uniti nel tentativo di dare alla bellezza Pentedattilo una seconda chance.

La sinergia creatasi fra l’Associazione Pro Pentedattilo, l’Agenzia dei Borghi solidali, la Fondazione con il Sud, la Comunità europea e i volontari dei Campi della legalità Arci e Libera ha trasformato il borgo di un sito di accoglienza diffusa. Grazie allo sforzo comune, molte casette sono state restaurate e oggi ospitano una variegata gamma di eventi e manifestazioni artistiche e culturali.

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