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PD: tutti contro tutti

Le primarie “a sette” (per ora) non attirano. Un segnale preoccupante per il Nazareno viene delle primarie regionali del Lazio, la regione guidata dal candidato alla segreteria nazionale Nicola Zingaretti, dove i dati raccontano un’agghiacciante emorragia di partecipantiAnche i sondaggi confermano lo stato di catalessi del partito, che con il suo 17,5% non riesce ad approfittare della caduta di consensi del M5S, sceso al 25%.

Intanto, la battaglia congressuale si trasforma sempre di più in un torneo tra correnti. Certo, il correntismo e la ferocia tra esponenti di correnti diverse non sono una novità nella politica italiana, vedi la lunga era DC. La differenza tra la “balena bianca” e il Partito Democratico sta nel fatto che il secondo ha ereditato la peggiore delle caratteristiche della sinistra: l’odio per il concetto di leadership. Questa tendenza all’autodistruzione emerge da molte dichiarazioni di esponenti PD, che rendono fin troppo facile presagire che chiunque vinca il congresso diverrà in quanto tale un nemico da abbattere a colpi di fuoco amico.

Esemplari in tal senso un paio di dichiarazioni di Monica Cirinnà, schierata con Zingaretti. In un tweet elogia i toni bassi per poi assestare un attacco al veleno a Marco Minniti, fresco di candidatura. Poi si scaglia contro Martina, considerato “in continuità col renzismo”. Martina si consola con l’appoggio di Richetti, ritiratosi dalla corsa dopo che vi si era buttato usando la formula magica obbligatoria per ottenere dentro e fuori il PD un attestato di legittimità: l’abiura di Renzi, che dopo essersi pronunciato favorevolmente su Minniti, ora sarebbe in bilico tra la scelta del proprio candidato e quella di lanciare un proprio partito.

Ci sono poi i grillini in pectore Emiliano e Boccia, che di fatto chiedono al PD e a suoi elettori di prostrarsi ai piedi di Grillo e Casaleggio, attaccando con veemenza chiunque osi criticare Di Maio e compari. Infine Calenda, che minaccia di andarsene se Emiliano resta nel partito.

Una nota di colore è stata l’uscita del giovane candidato alla segreteria Dario Corallo, che si è scagliato contro la meritocrazia scegliendo come bersaglio da colpire l’immunologo Burioni, da sempre impegnato contro gli alfieri dell’antiscienza, come ad esempio i novax.

Le primarie si terranno il 3 marzo 2019. Il 4 marzo esisterà ancora il PD?

Red

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