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Pastorino: “Dal governo subito investimenti green”

Un partito per tenere insieme l’impegno ambientalista e quello sociale. E occupare uno spazio politico che non è coperto. Seguendo i suggerimenti dell’Ue in materia di investimenti green. Luca Pastorino, deputato di Liberi e uguali, in questa intervista a Impakter Italia, parla delle prospettive politiche delle forze ecologiste. E chiede al governo un’impronta verde fin dalla prossima Legge di Bilancio.

On. Pastorino da parlamentare della maggioranza, qual è il suo giudizio sul governo in merito alle politiche ambientali?
Questo governo è nato con la promessa di puntare con decisione sull’ambiente. E le forze politiche che lo sostengono hanno sempre garantito di voler puntare sulla green economy e molti provvedimenti vanno nella giusta direzione. Certo, c’è sicuramente da accelerare nella direzione delle energie rinnovabili e più in generale sullo sviluppo sostenibile.

Non si avverte una discrepanza tra gli annunci del governo e l’azione effettiva?
Interpreto gli annunci come un impegno solenne. Il Green New Deal non è realizzabile in pochi mesi, serve un’attenta programmazione per investire nella maniera migliore. E questa non è prudenza: si tratta di una giusta oculatezza. Ma è anche il momento di compiere uno sforzo ulteriore: penso ai 19 miliardi di euro destinati ai sussidi ambientalmente dannosi (Sad, ndr) che vanno spostati sulle rinnovabili. Non sarebbe soltanto un gesto simbolico, ma un atto pratico fondamentale.

C’è anche il capitolo del Recovery Fund…
Un punto su cui, come è stato già ripetuto, nessuno può permettersi errori. Per il bene dell’Italia, intendo, non solo per la maggioranza. Gli investimenti contro il dissesto idrogeologico, contro il consumo di suolo e il sostegno alle aziende che abbattono le emissioni inquinanti devono essere i capisaldi del Recovery Fund. L’ecobonus, al netto di qualche polemica e alcuni rallentamenti, è l’esempio di cosa bisogna fare: mettere in moto un comparto, come quello dell’edilizia, per rendere le strutture più efficienti sotto il punto di vista energetico. Comunque prima c’è la Legge di Bilancio su cui l’impronta deve avere il verde come colore principale.

Il dissesto idrogelogico che colpisce la Liguria

Si ha comunque la percezione di un approccio debole ai temi ecologisti. Manca un soggetto in grado di dettare l’agenda sull’ambiente?
Lo dico senza giri di parole: serve un partito. Un soggetto che tenga insieme due aspetti complementari, l’ambientalismo e le battaglie progressiste. E non mi riferisco solo a questa legislatura o a questo governo. Si tratta di una prospettiva di lungo termine. Non è più immaginabile la chiusura in tante piccole realtà identitarie. È comprensibile incontrare qualche resistenza, ma viviamo un momento storico difficile, non solo per la pandemia. Il Coronavirus ha oscurato alcuni problemi, come l’emergenza climatica, e ne ha ingigantito altri, basti pensare alla crisi economica e all’aumento della disoccupazione. Può sembrare retorico, ma la sfida è letteralmente epocale.

Bisogna ammettere che non è la prima volta che si parla di un soggetto unico con queste caratteristiche…
Ho qualche esperienza in merito, capisco bene. Ma ripeto: di fronte a una situazione straordinaria è necessario un atto di responsabilità e di dialogo. Nemmeno così faticoso, in fondo. Quello che non serve, anzi risulta controproducente sono le fughe in avanti degli attori interessati al progetto. Generosità e disponibilità all’ascolto devono essere alla base di un’iniziativa ambiziosa, che non voglia durare il tempo di un’elezione.

Al di là del necessario ottimismo, esiste una possibilità di un partito del genere? Le ultime elezioni, Regionali comprese, sembrano ridurre lo spazio ecologista e progressista, con il Pd unico riferimento.
Le Regionali hanno in realtà confermato che si avverte l’assenza di partito di matrice ecologista e progressista. In uno scenario del genere, l’elettore preferisce il Pd. E anche su questo punto bisogna essere chiari: i democratici non sono nemici, devono essere interlocutori. Ma altrettanto chiaramente è evidente che nel Pd, al momento, non si trovano le risposte ai temi sociali e ambientali, che vanno davvero di pari passo. Quindi, credo proprio che ci siano i presupposti per un partito che sappia intercettare un’esigenza dei cittadini. Magari riportando al voto chi oggi non ci va.

C’è un modello europeo a cui affidarsi?
Ci sono tanti buoni esempi che possono fornire spunti. Ma dobbiamo comprendere la specificità italiana. Dall’Europa, intesa come Unione europea, è necessario trarre la lezione ambientalista della commissione Von der Leyen. Nonostante alcuni limiti, ha indicato una rotta da seguire.

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