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La parità di genere passa dai Big Data

La parità di genere passa attraverso i Big Data. Nella gigantesca mole di informazioni a disposizione c’è infatti la possibilità di raggiungere uno dei 17 Sgds fissati dalle Nazioni Unite. La fondatrice di 360 Impact Data, Annie Agarwal, in un articolo su Impakter.com, ha indicato come sia necessario lavorare per raggiungere l’obiettivo. La disuguaglianza di genere è infatti una questione che tocca vari settori. Ed è per questo che l’analisi dei Big Data risulta fondamentale.

Dalla povertà al cambiamento climatico, tutto è interconnesso riguardo alla possibilità di contrastare il gender gap. Per capire la portata della possibilità occorre fornire qualche cifra: ogni giorno il mondo genera circa 2,5 quintilioni di dati, ovvero 2.500.000.000.000.000.000. E negli ultimi anni si sta verificando un’accelerazione in tal senso. Dietro questi numeri stratosferici c’è la necessità di individuare cosa può essere utile per raggiungere la parità di genere. 

I 17 obiettivi fissati dall’Onu

Gender gap con molti fattori

“L’Onu – scrive Agarwal nell’articolo – afferma che a livello globale per ogni 100 uomini ci sono 122 donne che vivono in estrema povertà. Il nostro rapporto evidenzia come la mancanza di accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari (SDG 6) lasci donne e ragazze in una posizione di maggiore svantaggio, con conseguenti risultati scarsi in termini di salute, istruzione ed economia rispetto a uomini e ragazzi”.

Non solo: “Le catastrofi naturali, dovute ai cambiamenti climatici (SDG 13) – aggiunge la fondatrice di 360 Impact Data – incidono più negativamente su donne e ragazze rispetto a uomini e ragazzi, causando: a) alti tassi di mortalità per donne e ragazze e b) crisi dei rifugiati in cui donne e ragazze affrontano maggiori disparità riguardo a salute e istruzione, sono vittime maggiori di episodi di violenza di genere (ad esempio: matrimonio infantile, stupro, tratta)”. Quindi durante la guerra emerge in maniera ancora più evidente la disparità di genere: “La mancanza di pace, giustizia e Istituzioni forti (SDG 16) colpisce le donne e le ragazze in modo più negativo, ad esempio, la guerra e la crisi ecologica nello Yemen hanno portato all’aumento dei rifugiati con conseguente povertà e mancanza di accesso al cibo e all’acqua con le ragazze costrette a sposarsi per garantirsi un pasto”.

I vantaggi della parità di genere

La partecipazione femminile alla vita pubblica produce effetti importanti, una vera e propria miniera d’oro (come era stato già sottolineato su Impakter Italia). Uno degli esperimenti diretti racconta di come il coinvolgimento nei processi decisionali delle donne nel villaggio di Hoto, in Pakistan, abbia migliorato la gestione delle risorse idriche, fornendo soluzioni migliori ed economiche. Ma ci sono anche studi che mostrano altri aspetti: le società con una leadership equilibrata – dal punto di vista del genere con pari opportunità di crescita per le donne – creano migliori politiche occupazionali e favoriscono un Roi (return on investment) più alto. Detto in altro modo: si lavora meglio e ci sono maggiori entrate. Insomma, anche i riferimenti concreti confermano l’importanza di avere le donne nei ruoli apicali per migliorare la sostenibilità delle scelte.

La bio di Annie Agarwal, fondatrice di 360 Impact Data

Missione Big Data

La questione è aperta: solo qualche settimana fa, è stata pubblicata una ricerca alquanto pessimista riguarda al raggiungimento della piena parità di genere entro il 2030, anche nei Paesi più sviluppati. Per questo i Big Data potrebbero capovolgere la situazione, rappresentando una sorta di “shock”. Annie Agarwal sintetizza quindi l’obiettivo del suo progetto: “Portiamo alla luce più dati, questo contribuirà a generare domande più specifiche. Inoltre, il lavoro identificherà più da vicino le lacune o i punti mancanti. La nostra speranza è quella di poter investire nelle giuste tecnologie per sfruttare i dati di genere e collaborare con ONG, governi e settore privato per raggiungere approcci e soluzioni più innovative”.

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