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Parità di genere 8 marzo

Parità di genere: un traguardo lontano 130 anni

Di questo passo la parità di genere, in settori come la politica e l’economia, arriverà solo tra 130 anni. Anche nei Paesi considerati più avanzati (qui l’intervista di Impakter Italia all’esperta). E questo avviene mentre il gender gap è un’emergenza sociale, riguardante direttamente la povertà, nella stessa Europa. Sono i numeri a raccontare una complicata realtà dei fatti e le Nazioni Unite hanno rilanciato di recente l’allarme proprio con l’avvicinamento dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna.

Il Relatore speciale delle Nazioni Unite su povertà estrema e diritti umani, Olivier De Schutter, ha spiegato la situazione in un’intervista a Un News: “Le donne sono sproporzionatamente più a rischio di povertà rispetto agli uomini (22,3% rispetto al 20,4% nell’Ue”. E viene indicato un ulteriore elemento di riflessione: “Per le donne che hanno raggiunto l’età pensionabile, i divari sono significativamente più alti (in media il 37,2% in tutta l’Ue)”. 

La piaga della disparità salariale

Gender pay gap

Il discorso vira quindi verso il salary gap, il divario salariale. Secondo i dati diffusi dall’Unione europea, è del 14,1%. Significa che una donna riceve in media un compenso inferiore del 14% rispetto a un uomo. Gli analisti dell’Unione europea hanno provato a fornire qualche spiegazione: “Circa il 30% del divario retributivo di genere totale è spiegato dalla sovrarappresentazione delle donne in settori relativamente poco remunerativi, come l’assistenza e l’istruzione”. D’altra parte, invece, “la percentuale di dipendenti maschi è molto alta (oltre l’80%) nei settori meglio retribuiti, come la scienza, la tecnologia, l’ingegneria e la matematica”. Un elemento connesso a questo ragionamento è quello delle posizioni apicali: “Meno del 10% degli amministratori delegati delle principali aziende sono donne”, riferisce un dossier dell’Ue. Infine, persiste il problema della vita privata: le donne sono chiamate a svolgere i mansioni in famiglia.

De Schutter ha messo in risalto un aspetto fondamentale: “Dietro le cifre ci sono persone reali che hanno cose straordinarie da dire. Ho incontrato una donna che riceveva pacchi di cibo, ma non aveva una cucina per cucinare il cibo che riceveva. Ho incontrato donne che hanno scoperto che non c’era abbastanza spazio nei rifugi a cui cercavano di unirsi perché fuggivano dalla violenza domestica”. Per quale motivo? “I rifugi erano stati sovraffollati dopo la crisi a causa dell’aumento dei tassi di violenza domestica”.

Le storie di riscatto

Greta Thunberg al vertice Onu mentre pronuncia il famoso “how dare you?”

Eppure ci sono storie che vengono raccolte dalle Nazioni Unite e infondono speranze. E non si tratta di giovani già note, come Greta Thunberg o Malala Yousafzai. C’è anche la battaglia della giovane ucraina, Anna Lavreniuk. La 16enne studentessa sta si sta battendo sull’uguaglianza di genere nel suo ruolo di capo del consiglio scolastico. Uno sforzo costante contro gli stereotipi comuni, secondo cui i ragazzi sono leader migliori.

Ma un altro nome che si sta imponendo è quello di Munnira Katongole, attivista sudafricana per la giustizia sociale e contro i cambiamenti climatici. Un elenco che ogni giorno può allungarsi, seguendo buone pratiche. E dando un messaggio importante: il riscatto passa attraverso l’impegno quotidiano. Altrimenti nemmeno da un secolo la parità di genere può essere effettivamente raggiunta. 

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