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Parità di genere: l’emergenza delle Nazioni Unite

La parità di genere è fondamentale per raggiungere gli Sdgs, i Sustainable Development Goals, delle Nazioni Unite. Senza la cancellazione del gender gap, infatti, la missione non può dirsi compiuta: lo sviluppo sostenibile passa inevitabilmente per il conseguimento di questo obiettivo. La drastica presa di posizione è arrivata da Amina Mohammed, vice segretaria delle Nazioni Unite, nel corso di un appuntamento a Nairobi: in Kenya è stato infatti programmato un evento di tre giorni a 25 anni dalla storica Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo (ICPD).

Una sfida ineludibile, quindi, quella dell’uguaglianza di genere. Anche perché, come ricordato dall’Unicef in un recente rapporto, è vero che la mortalità materna è in calo. Ma comunque la situazione resta drammatica. “Ogni 11 secondi, in qualche parte del mondo, una nascita si trasforma in una tragedia familiare”, ha spiegato Henrietta Fore, direttrice esecutiva dell’Unicef. 

Amina Mohammed

Povertà e gender gap

Nel corso dei lavori a Nairobi è stato perciò preparato un programma d’azione che ha ribadito alcuni punti fondamentali per l’uguaglianza di genere: la tutela della salute, la prevenzione contro le violenze, il rafforzamento del ruolo delle donne nella società. Argomenti noti, ma su cui comunque si fa fatica a registrare progressi, addirittura nei Paesi considerati più avanzati. “Raggiungere l’uguaglianza di genere e sostenere i diritti delle donne è una svolta in tutti gli ambiti; per la riduzione della povertà, la crescita inclusiva, la governance democratica, la pace e la giustizia”, ha evidenziato Mohammed.

Ancora una volta le ricerche rafforzano questo discorso, legato di nuovi ai rischi legati alla mortalità materna: “I livelli di mortalità materna sono addirittura 50 volte più alti per le donne africane rispetto a quelle che vivono in Paesi ad alto reddito, e i loro figli hanno 10 volte più probabilità di morire entro il primo mese di vita rispetto ai neonati dei paesi ricchi. Per una donna dell’Africa subsahariana il rischio di morire durante gravidanza o parto nel corso della propria vita è pari a 1 su 37; in Europa è di 1 su 6.500”. Povertà e gender gap, dunque, sono legati a doppio filo.

Parità di genere: il tempo stringe

Insomma, è necessaria un’accelerazione: proprio per questo motivo della capitale del Kenya sono state pronunciate parole nette. “Gli obiettivi di sviluppo sostenibile – ha spiegato Mohammad – non possono essere raggiunti finché le donne, le ragazze e i giovani non saranno in grado di controllare il proprio corpo, la propria vita e di vivere senza violenza”. Peraltro il tempo comincia a stringere: dal prossimo anno si entrerà nel decennio decisivo per gli obiettivi fissati dall’Onu entro il 2030.

Così da Nairobi sono arrivati due segnali: uno politico e uno finanziario. L’impegno dei governi, infatti, deve muoversi di pari passo con l’investimento sulla parità di genere. Senza questi due elementi, ogni azione rischia di essere vanificata. “Dobbiamo continuare a lavorare – ha concluso la numero due delle Nazioni Unite – ancora di più per contrastare la mortalità materna e infantile, raggiungendo il bisogno della pianificazione familiare, ed eliminando la violenza e le pratiche dannose contro le donne e le ragazze ovunque”.

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