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Fattorie in città: “l’agritettura” sbarca a Parigi con un maxi progetto

Un’immensa distesa di colture e una ricchezza di biodiversità direttamente nel cuore di Parigi. Senza rivoluzionare la città, ma sfruttando al meglio gli spazi a disposizione. In che modo? Semplice, almeno a dirsi: rendendo i tetti coltivabili per costruire la più grande fattoria urbana d’Europa (delle fattorie verticali ne avevamo già parlato qua). Il progetto riguarda l’area del Paris Expo Porte de Versailles, a sud ovest della Capitale francese. Un passo in avanti verso “l’agritettura”, insomma. I lavori sono solo all’inizio: l’iniziativa sta muovendo i suoi primi passi, ma l’obiettivo è di coltivare 14mila metri quadrati sui tetti della struttura con una vera rivoluzione nel settore. Il beneficio è evidente: ai consumatori vengono garantiti prodotti freschi di stagione, a chilometro zero, abbattendo in maniera sostanziosa le emissioni inquinanti grazie all’azzeramento del trasporto. La frutta, la verdura e gli ortaggi saranno distribuiti nei ristoranti, negli hotel e nelle mense di quel quadrante di città. E possono arrivarci anche in bici.

Piena sostenibilità

La società Agripolis, fondata da Pascal Hardy, ha ideato l’operazione  e crede fortemente in questo modello di fattoria urbana. “L’obiettivo è quello di rendere la produzione agricola un modello riconosciuto a livello globale per la produzione sostenibile. Utilizzeremo prodotti di qualità, maturati al ritmo dei cicli della natura, nel cuore di Parigi”, ha spiegato Hardy. L’intenzione è quindi quella di sviluppare un vero modello di business, slegato anche da sussidi: “Il nostro principio guida – ha sottolineato in tal senso l’imprenditore – è di favorire la resilienza ambientale ed economica nelle città di domani. Se siamo in grado di creare un modello commercialmente sostenibile, piuttosto che dover fare affidamento su buona volontà e sussidi, questo aiuterà le aziende agricole urbane a diventare sostenibili a pieno titolo”.

Il sistema di produzione escluderà qualsiasi impiego di pesticidi e Agripolis ha evidenziato come questo meccanismo sia stato studiato per ridurre al massimo gli sprechi di acqua. Il progetto finale prevede la coltivazione di 30 diverse specie di piante, per una produzione di mille kg di frutta e verdura ogni giorno. All’interno è previsto anche la nascita di un bar e di un ristorante per 300 persone, offrendo nel menu tutta la produzione della fattoria per un pranzo (o una cena) a chilometro che più zero non si può. Dal punto di vista economico, secondo i calcoli, in pochi anni il progetto sarà capace di camminare sulle proprie gambe, senza ulteriori investimenti.

Riqualificazione agricola

Ma l’ambizione di Hardy è quella di fare da apripista e stimolare iniziative del genere soprattutto nelle aree più abbandonate. Gli edifici dismessi possono riacquistare una nuova vita, consentendo una riqualificazione urbana di qualità. “La nostra visione – ha concluso il fondatore di Agripolis – è una città in cui tetti piani e superfici abbandonate siano coperti da questi nuovi sistemi di coltivazione. Ciascuno dovrà contribuire direttamente all’alimentazione dei residenti urbani che oggi rappresentano la maggior parte della popolazione mondiale”.

Il progetto della società Agripolis

Il lavoro da fare è tanto, certo. Ma proprio da Parigi arriva un esempio positivo: entro il prossimo anno oltre 100 ettari di territorio saranno riqualificati e resi coltivabili. Con un’attenzione particolare alle zone periferiche e più disagiate, dove le fattorie urbane possono essere uno strumento di rilancio. E un modello di sostenibilità nelle metropoli.

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