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L’agonia dei parchi naturali. Cosa fa la politica?

Parchi naturali, vittime illustri dei cambiamenti climatici. La politica fa abbastanza per salvaguardare la salute e la biodiversità di questi inestimabili tesori naturali?

L’anno terribile del celebre parco californiano di Yosemite

35 incendi causati da fulmini e 11 incendi causati dall’uomo. Questo il drammatico bilancio del Yosemite National Park, celeberrimo parco situato sulla parte californiana della Sierra Nevada. Gli ultimi 10, definiti con un nome collettivo Complesso Mather, si sono formati il 31 luglio lungo la Tioga Road, da White Wolf ad Aspen Valley, includendo l’area di Hetch Hetchy. I vigili del fuoco stanno monitorando regolarmente la dinamica degli incendi ancora in corso. Lo Yosemite National Park è un ecosistema particolarmente soggetto al fuoco. La strategia generale per la gestione di tutti gli incendi boschivi è garantire la sicurezza dei dipendenti e del pubblico, nonché proteggere e valorizzare le risorse naturali e culturali.

Ma non è assolutamente abbastanza. Le ferite del grande parco non sono più dovute “solo” all’incoscienza dei visitatori che inquinano, incuranti della delicatezza che caratterizza perfino uno scenario così potente. E quale sia il vero nemico, o meglio, quello più pericoloso, lo si intuisce dalla forte riduzione del manto nevoso delle montagne circostanti. Il vero nemico è lui: il cambiamento climatico. E così, il fuoco si è fatto incontrollabile nella sua opera distruttrice. Le risorse idriche locali si riducono. L’habitat muta radicalmente, inaridendo sempre di più. Anche nel giro di un pomeriggio. Il triste corollario di tutto questo è la perdita di biodiversità. Il tutto, nell’assenza di politiche adeguate. Politiche che consentano di fare il salto da un obsoleto ambientalismo anni ‘80 ad una visione più ampia. Che abbracci in toto il concetto di sostenibilità ambientale.

E i parchi naturali italiani?

“La politica si è impossessata dei Parchi e li sta riducendo a carne da macello, proni a interessi localistici e settoriali o a semplici “parchi-etichetta” roboanti in apparenza, ma in realtà vuoti dentro. In altre parole, il trionfo di egoismi privi di ideali, nell’oceano di “analfabetismo ecologico” che, come ben sappiamo, contraddistingue la vita pubblica italiana”. Così Franco Tassi, che dal 1969 al 2002 è stato Direttore Soprintendente del Parco Nazionale d’Abruzzo.

Che ha aggiunto: “Un Parco Nazionale ben condotto, con spirito moderno, imprenditoriale e creativo (diametralmente diverso da certi mostri politico-burocratici oggi purtroppo esibiti dall’Italia), non è soltanto un apparato di vincoli, divieti e ostacoli, come molti credono. Rappresenta invece l’identità del territorio, ne promuove l’immagine a livello nazionale e internazionale, lo governa con regole equilibrate non dettate da interessi personali, settoriali, corporativi e localistici, ma ispirate al ‘bene comune’, attuale e futuro.

Il ruolo strategico dell’Europa

Secondo Giampiero Sammuri, Presidente di Federparchi, è dalle istituzioni comunitarie che può e deve arrivare l’impulso adeguato verso politiche che consentano ai Paesi di sfruttare a pieno queste inestimabili risorse naturali: “l’Italia e l’Europa si trovano di fronte alla necessità di far ripartire l’economia dopo il brusco rallentamento dovuto all’emergenza sanitaria. In questo contesto anche le aree naturali protette, con i parchi nazionali in prima fila,  possono e devono svolgere un ruolo.

Già prima del Covid l’Unione Europea aveva intrapreso la strada del Green News Deal al fine di imprimere una svolta sostenibile nelle politiche di sviluppo. Con l’emergenza sanitaria questa impostazione è stata rafforzata al punto che il Next Generation prevede che oltre un terzo dei fondi vada a progetti e interventi orientati alla sostenibilità”.

 

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