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Paesaggi rurali da recuperare

Paesaggi rurali da recuperare. Parte da Firenze un’iniziativa per dare voce a quelle aree dove si trovano i 27 siti rurali iscritti al Registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico e delle pratiche agricole tradizionali. Impakter Italia ha sentito l’organizzatore dell’evento, il Professor Mauro Agnoletti, professore della Scuola di Agraria dell’Università di Firenze, coordinatore del comitato organizzatore coordinatore della Segreteria Scientifica dell’Osservatorio Nazionale del Paesaggio Rurale presso il Ministero Politiche Agricole.

Il primo Congresso dei Paesaggi Rurali Storici

Venerdì a Firenze sono iniziati i lavori del primo Congresso dei Paesaggi Rurali Storici. Un’iniziativa inclusa nel più ampio contesto del Green Deal Europeo. “Dal 5 al 7 novembre all’Auditorium Sant’Apollonia si parla di territorio, produzioni tipiche, cultura enogastronomica e modelli di sviluppo alternativi a quelli intensivi, oggi sotto accusa per i cambiamenti climatici e l’incapacità di sostenere l’economia locale. In arrivo da tutta Italia i delegati dei 27 siti iscritti nel Registro Nazionale, i rappresentanti di FAO, Governo e Regioni, accademici e ricercatori.

Il progetto ha carattere internazionale. I ministeri che si occupano di politiche agricole nei vari paesi coinvolti sono coordinati intorno alla  FAO. Un ruolo di primo piano è svolto dall’Italia in Europa e dalla Cina in Asia, in quanto paesi “che si ritengono, a torto o a ragione, quelli che nei rispettivi continenti hanno sviluppato la cultura agricola”.

L’obiettivo: incidere sulle prossime politiche agricole comunitarie

Il Registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico e delle pratiche agricole tradizionali nasce nel 2010. Due anni più tardi, visto il successo, diventa uno strumento legislativo presso il Ministero delle politiche agricole. Ad oggi sono 27 i siti iscritti al registro che interessano i territori comunali di diverse comunità. Queste hanno sentito l’esigenza di associarsi. Il convegno ha la funzione principale di far emergere in modo unitario la voce di siti coinvolti.

Lo sfondo di questa iniziativa è quello della preparazione della prossima politica agricola comunitaria (PAC). Il dibattito ruota intorno all’ipotesi di sovvenzionare gli agricoltori che mediante tecniche tradizionali tengono in piedi non solo una forma di agricoltura che nei secoli non ha svolto solo un compito di sussistenza, ma che anche avuto una valenza commerciale e che soprattutto ha prodotto bellezza. “Il paesaggio rurale è parte integrante del nostro patrimonio culturale ed anche la parte territorialmente più estesa. Ma anche la meno conosciuta e la più fraintesa” sottolinea con un filo di amarezza il Prof. Agnoletti. Che precisa come “al di là di belle cartoline”, la promozione e la valorizzazione del paesaggio rurale è decisamente inadeguata, con poca o nessuna attenzione all’aspetto storico-culturale. Una mancanza di visione che si riflette anche in una grave carenza di “strumenti di tutela specifici”.

Un possibile volano per l’economia

Questa sorta di miopia porta a perdere una serie di opportunità. In primo luogo, di natura economica. Non avere una strategia significa sprecare il potenziale economico di circa il 67% del territorio. Ossia, quello non adibito a modelli di agricoltura intensivi, dannosi e non sostenibili. Bellezza del paesaggio, alta qualità dei prodotti agricoli, offerta turistica sono i punti forti. Ovviamente, parliamo di un turismo di prossimità, ben diverso dal turismo di massa praticabile nelle più grandi città d’arte. Come precisa Agnoletti; un “turismo più informato, di qualità”. Queste aree infatti, e certamente quelle dei siti iscritti al registro, vedono nel recupero dei borghi rurali l’unica via di sviluppo economico.

 

In questo contesto, l’Osservatorio Nazionale del Paesaggio Rurale gioca il ruolo di referente degli agricoltori dei siti iscritti nel registro. Questi presentano le loro richieste e l’Osservatorio le gira al Ministero. L’obiettivo è certamente quello di vedere tali istanze diventare parte delle politiche agricole comunitarie.

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