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Packaging della discordia: quanto servono davvero gli imballaggi

Imballaggi sì, imballaggi no. Imballaggi a volte. Nel luogo comune, secondo cui “la verità sta spesso nel mezzo”, rientra alla perfezione la questione del packaging. In molti dibattiti vengono indicati come il male assoluto, il problema numero uno per abbattere la produzione di rifiuti. Eppure non sempre è un danno. Perché il principio di un imballaggio è quello di garantire un ciclo di vita maggiore a un prodotto alimentare, che altrimenti andrebbe comunque gettato via. E quindi smaltito in qualche modo. “La sostenibilità può essere data dal fatto che un packaging riesce a conservare un cibo più a lungo. Un cibo che si degrada e deve essere buttato è insostenibile”, ha spiegato Carlo Alberto Pratesi, professore ordinario di marketing, innovazione, sostenibilità presso l’Università di Roma Tre, nel corso dell’incontro a Milano Talks on tomorrow nelle scorse settimane. Un punto di vista alternativo alla tentazione di cancellare il packaging, a prescindere.

Imballaggi sostenibili

Del resto il mercato è sempre più orientato a prestare attenzione al packaging sostenibile. Una necessità sospinta anche dalla crescita dell’e-commerce e quindi delle spedizioni che rendono fondamentale l’impiego di adeguati imballaggi. “La proposta di riciclabilità della carta, insieme alla crescente consapevolezza ambientale dei consumatori nei confronti di imballaggi sostenibili, è usata nel settore per attirare i clienti”, ha evidenziato uno studio di Research and Market. I risultati sono notevoli anche sotto il punto di vista economico: entro il 2025 è previsto un valore di circa 440,3 miliardi di dollari del packaging sostenibile, con un tasso di crescita annuale superiore al 7,5%. Un mercato in salute.

Campagna per i consumatori

Le imprese guardano con interesse alla sostenibilità del packaging. Ma dall’altra parte, poi, ci sono i consumatori, che si trovano questi imballaggi a casa. Il Conai, il Consorzio nazionale imballaggi, ha avviato una campagna informativa su vari canali. Dal web ai media tradizionali infatti è presente l’iniziativa “Salva un sacchetto #controglisprechi”. Lo scopo è semplice: di favorire “un uso più consapevole dei sacchetti: per i prodotti sfusi degli alimenti, per esempio frutta e verdura, i sacchetti biodegradabili e compostabili distribuiti nei supermercati diventeranno utili, a casa, per raccogliere i rifiuti organici da destinare alla raccolta dell’umido”. E poi ci sono “le borse di plastica tradizionale riutilizzabili, che si possono trovare alle casse dei punti vendita, vanno usate più e più volte e, una volta esaurita la loro funzione, conferite nella raccolta differenziata della plastica”.

Insomma, imballaggi sì, quando servono a prolungare il ciclo di vita del prodotto. Ma con attenzione, sia in fase di produzione sostenibile da parte dell’impresa e di riuso del consumatore.

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