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Olio di palma sintetico

Olio di palma sintetico: un’alternativa sostenibile?

L’olio di palma così tanto al centro di polemiche, e limitazioni all’uso negli anni scorsi, potrebbe conoscere una nuova vita e tornare ad essere quell’elemento utile e sicuro che così tanto è necessario. Perché c’è una startup di New York che ne produce una versione sintetica: si chiama C16 Biosciences ed ha ricevuto un investimento di 20 milioni di dollari “in serie A” (offerto a un’azienda che ha già ottenuto risultati di successo) dal fondo Breakthrough Energy Ventures di Bill Gates.

Il fondo sostiene le start-up all’avanguardia con un focus sull’innovazione ambientale e la sostenibilità e dunque la decisione di investire nell’olio di palma senza conflitti va di pari passo con il suo impegno a sostenere “le aziende che aiuteranno a fermare il cambiamento climatico”. L’olio di palma sintetico prodotto da C16 Biosciences è a base biologica ed è prodotto da microbi attraverso un processo di fermentazione.

Olio di palma sintetico: un’alternativa sostenibile? License to use Creative Commons Zero – CC0

Ma cosa è?

L’olio di palma viene ottenuto dal frutto della palma da olio (Elaeis guineensis, Elaeis oleifera e Attalea maripa) o dai semi della palma, quindi definito olio palmisto.  È quindi un olio vegetale, composto in prevalenza da trigliceridi con una concentrazione molto alta di acidi grassi saturi. L’ olio di palma e i suoi derivati, si trovano in circa il 50% dei prodotti presenti sugli scaffali dei supermercati, compresi i prodotti chimici, ovviamente, non commestibili.

In molti paesi viene utilizzato in cucina per le fritture, ma in altri mercati viene utilizzato per prodotti alimentari e snack, prodotti per la cura personale e cosmetici, per la produzione di energia alternativa e di alcuni carburanti biodiesel, prodotti per animali, prodotti farmaceutici, prodotti industriali. Gli usi degli ingredienti contenuti sono ampiamente diversi perché possono essere elaborati e miscelati tra loro, per produrre una vasta gamma di prodotti con caratteristiche diverse.

Olio di palma sintetico: un’alternativa sostenibile? License to use Creative Commons Zero – CC0

Il dibattito

Pur essendo un olio vegetale versatile, derivato dai frutti delle palme da olio, secondo il WWF è uno dei principali motori della deforestazione in tutto il mondo.

Distruggere le foreste del mondo per ottenerlo non è solo cancellare gli habitat della fauna selvatica, dove vivono oranghi, elefanti e rinoceronti, ma anche eliminare la capacità degli alberi di assorbire le emissioni di carbonio.

Per un gruppo di esperti della C16 Biosciences, non sembrava esserci altra scelta se non quella di trovare un’alternativa sostenibile per l’estrazione del petrolio su larga scala: “L’idea ci è venuta perché abbiamo assistito in prima persona alla massiccia distruzione causata dalla deforestazione” hanno detto ad Euronews Living.

Per questo è nata la C16 Biosciences che ha iniziato a produrre olio di palma come la birra utilizzando la biotecnologia. L’azienda afferma che “la fermentazione è un processo commerciale ben collaudato che è stato utilizzato per secoli per convertire le materie prime in prodotti commerciali consumabili consumati da miliardi di persone ogni giorno. Il nostro olio di palma è sostenibile“.

Tuttavia, anche questo modo di produrlo, è stato ultimamente criticato dalla Tavola rotonda sull’olio di palma sostenibile (RSPO) come “una truffa”, poiché ci sono domande su come l’olio possa essere coltivato in modo ecologico. Il prodotto coltivato e certificato secondo gli otto principi della RSPO si basa su rigorosi criteri di sostenibilità relativi alle buone pratiche sociali, ambientali ed economiche. Ma nel novembre 2019, Greenpeace ha pubblicato il suo rapporto Burning Down the House, scoprendo che i membri della RSPO sono stati al centro di una serie di incendi boschivi indonesiani.

Di conseguenza, l’olio di palma prodotto sinteticamente potrebbe essere una soluzione interessante. “Gli schemi di certificazione sostenibile e gli impegni a zero deforestazione del grande agroalimentare non sono stati all’altezza della situazione“, conferma Joe Eisen, direttore esecutivo della Rainforest Foundation .

Alternative come la C16 Biosciences possono essere parte della soluzione, ma non ci sono garanzie che questo possa essere un sostituto simile all’olio di palma economico e sporco delle foreste tropicali. Bisogna anche prestare attenzione ai possibili impatti su milioni di piccoli produttori per i quali l’olio di palma è la principale fonte di sostentamento“.

Greenpeace Inghilterra, concorda: “Non siamo contrari all’uso di nuove tecnologie per produrre cibo, incluso l’olio di palma”, a condizione che le tecniche e le materie prime utilizzate “non abbiano un impatto negativo sull’ambiente o sulle persone“.

Olio di palma sintetico: un’alternativa sostenibile? License to use Creative Commons Zero – CC0

Ma è sicuro?

Lo è se viene consumato ed assunto in quantità moderate, all’interno degli alimenti e quando si assume come medicinale da parte di bambini e adulti per un tempo massimo di 6 mesi.

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare sta esaminando gli avvertimenti sui rischi per la salute derivanti dall’olio di palma ed altri oli vegetali, perché ci sono nuovi studi medico scientifici ed i produttori di alimenti in tutta Europa stanno valutando le indicazioni delle autorità indipendenti sui rischi.

L’EFSA Italia ha dichiarato che l’olio di palma ha generato più di un contaminante potenzialmente cancerogeno rispetto agli altri oli vegetali, durante la raffinazione a temperature superiori ai 200 gradi. Tuttavia non ha, comunque, consigliato ai consumatori di smettere di assumerlo. In Italia l’avvertimento ha scatenato una “guerra” contro i cibi contenenti questo ingrediente tanto che alcuni produttori di prodotti da forno, hanno eliminato definitivamente questo prodotto dalle proprie preparazioni, mentre altri ne hanno difeso le proprietà benefiche.

In una recente ricerca, l’organizzazione mondiale per la sanità (OMS) e l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) hanno indicato lo stesso rischio potenziale riferito alla produzione di contaminanti durante la raffinazione degli oli vegetali, ma hanno mostrato meno preoccupazioni per l’esposizione dei consumatori ad alcune di queste sostanze

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