Back

Oggi, il 25 Aprile

E’ sempre più difficile combattere con i vuoti di memoria. Solo se si studia la storia si comprende cosa è stato il depauperamento mentale di masse di italiani e tedeschi indottrinate dai totalitarismi fascista e nazista. Bisogna raccontare alle giovani generazioni cos’è stata la dittatura, soprattutto ora che il saluto romano non stupisce più nessuno. Mi chiedo se a una parte della politica non convenga questa diffusa ignoranza della storia. Chi ignora il passato è più facilmente plasmabile. E non oppone “resistenza”.

Se oggi in Italia accade che ognuno parli ed esprima liberamente le proprie idee succede perché c’è stata un lotta partigiana, ci sono state persone che hanno dato la vita perché oggi delle altre generazioni potessero portare fiori sulla tomba del “boia di Bolzano”. La gente, uomini e donne che ha dato la vita perché oggi un Ministro dell’Interno potesse dire che lui, oggi, farà altro.

Sembra incredibile che chi è nato e cresciuto nella libertà e nella democrazia, oggi, trovi la Festa della Liberazione come una inutile stantia celebrazione.

Quella che dal 1946 si chiama la Festa della Liberazione, ha, oggi più che mai, un significato determinante nel nostro Paese, per la democrazia, per la vita di tutti i giorni. Anche se qualcuno cerca di negarlo. O per dichiarata malafede o perché non ha studiato.

Cosa accadde il 25 aprile

In breve. Era il 1945 ed il Comitato Nazionale di Liberazione fece partire da Milano – dove aveva sede  – l’appello per l’insurrezione armata contro le forze nazifasciste che ancora occupavano con la forza ed il terrore l’Italia. Tre giorni dopo Mussolini che cercava la fuga fu riconosciuto, catturato e fucilato a Dongo, sul lago di Como. Da anni, in particolare dal 1943, la Resistenza partigiana stava combattendo l’occupazione in tutte le zone del paese. E la Resistenza era di ogni colore ed ideologia: c’erano le  brigate Garibaldi (comuniste), quelle Matteotti (socialiste), Giustizia e libertà (del Partito d’Azione) c’erano monarchici ( la brigata Montezemolo attiva a Roma) c’erano i cattolici, poi nel 1944 si formò il CLN Alta Italia (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) e naturalmente c’era l’attività della popolazione civile.

Il numero dei caduti nella Resistenza italiana (in combattimento o eliminati dopo essere finiti nelle mani dei nazifascisti), è molto alto. Secondo studi accreditati, ripresi dall’Anpi (Associazione nazionale partigiani) sono stati complessivamente circa 44.700; altri 21.200 rimasero mutilati o invalidi. Tra partigiani e soldati italiani caddero combattendo almeno 40 mila uomini (10.260 furono i militari della sola Divisione Acqui, caduti a Cefalonia e Corfù). Altri 40 mila IMI (Internati Militari Italiani), morirono nei Lager nazisti. Le donne partigiane combattenti furono 35 mila, e 70 mila fecero parte dei Gruppi di difesa della Donna. 4.653 di loro furono arrestate e torturate, oltre 2.750 vennero deportate in Germania, 2.812 fucilate o impiccate. 1.070 caddero in combattimento, 19 vennero, nel dopoguerra, decorate di Medaglia d’oro al valor militare.

L’orrore delle rappresaglie

Durante la Resistenza le vittime civili di rappresaglie nazifasciste furono oltre 10.000. Altrettanti gli ebrei italiani deportati; dei 2000 di loro rastrellati nel ghetto di Roma il 16 ottobre 1943 e deportati in Germania se ne salvarono soltanto 11. Tra il 29 settembre 1943 e il 5 ottobre 1944 nella valle tra il Reno e il Setta (tra Marzabotto, Grinzana e Monzuno), i soldati tedeschi massacrarono 7 partigiani e 771 civili e uccisero in quell’area 1.830 persone. Per quella strage soltanto nel gennaio del 2007 (dopo la scoperta dell’«armadio della vergogna» dove erano stati occultati i fascicoli) il Tribunale militare di La Spezia ha condannato all’ergastolo dieci ex SS naziste.

La Liberazione

L’avanzata delle Forze Alleate dal Sud liberò l’Italia meridionale e centrale nel 1945, il resto fu liberato entro il 1° maggio dello stesso anno. Ufficialmente la guerra sul nostro territorio ebbe termine il 3 maggio di quell’anno, dopo che i nazifascisti si arresero all’esercito alleato, come stabilito formalmente con la resa di Caserta firmata il 29 aprile 1945. E finirono gli anni della dittatura, stragi, omicidi politici, censura, deportazioni, guerra, leggi razziali e quant’altro di orribile il nostro paese ha vissuto dalla presa del potere di Mussolini in avanti.

L’istituzione della Festa della Liberazione

Il 22 aprile 1946  il re Umberto II, in quel momento principe e luogotenente del Regno d’Italia – dietro suggerimento del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, emanò un decreto legislativo luogotenenziale (“Disposizioni in materia di ricorrenze festive”):

“Torino, 6 maggio 1945. Sfilata della liberazione in piazza Vittorio Veneto

“A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale.”Dal 27 maggio 1949 – anche se fu celebrata anche nel ’47 e ’48 – con la legge 260 (“Disposizioni in materia di ricorrenze festive” la giornata è stata resa istituzionale e stabile: “Sono considerati giorni festivi, agli effetti della osservanza del completo orario festivo e del divieto di compiere determinati atti giuridici, oltre al giorno della festa nazionale, i giorni seguenti: […] il 25 aprile, anniversario della liberazione;[…]”.

La Festa della Liberazione non è una caratteristica solo italiana: Olanda e Danimarca la festeggiano il 5 maggio, in Norvegia l’8 maggio, in Romania il 23 agosto. Anche in Etiopia si festeggia, il 5 maggio la festa della Liberazione, anche se in questo caso si tratta  della fine dell’occupazione italiana nel 1941.

La Festa della Liberazione non è una festa di un partito o di un movimento. E’ la Festa di tutti gli italiani. Anche e soprattutto di coloro che oggi tendono a sminuirne il valore o addirittura a disconoscerla. Perché se non ci fosse stata la Resistenza e quindi la Liberazione oggi nemmeno coloro che ne parlano male o la attribuiscono alla “sinistra” sarebbero liberi di fare quello che fanno o di dire (quasi) tutto quello che vogliono. Perché a quella fase storica hanno partecipato tutti gli italiani che avevano nel cuore la democrazia. Parola di cui oggi in troppi si riempiono la bocca senza sapere cos’è. La possibilità di costruirsi il proprio futuro, per esempio, scegliendo cosa fare senza la paura che qualcuno bussi alla tua porta e ti porti via solo perché hai espresso un’idea che a qualcuno non piace. E chi dice che oggi siamo in una dittatura “di vario genere” non sa cosa vuol dire e farebbe bene a parlare con chi è sopravvissuto al periodo dal quale siamo stati liberati per capire, conoscere, essere informato ed educato. Insomma diciamo viva la Festa della Liberazione!

Questo articolo è firmato da tutta la Redazione di Impakter Italia. Senza se e senza ma.

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito. I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito. Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy. Privacy policy

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito.I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito.Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy.

Chiudi Popup