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Occupazione giovanile: Italia maglia nera in UE

Occupazione giovanile. Italia la peggiore in Europa. 2,1 milioni di giovani non lavorano e non studiano. Nessun effetto da Reddito di Cittadinanza e Quota 100. Ecco tutte le cifre.

Italia maglia nera in UE per l’occupazione giovanile

Con la non invidiabile cifra di 2,1 milioni di individui, pari a una percentuale del 23,4, l’Italia è il paese Ue con il più alto numero di Neet: acronimo inglese che sta per individui di età compresa fra 15 e 29 anni, che non studiano e non lavorano (Neither in Employment nor in Education or Training).

Se nella panoramica si includono i giovani fino ai 34 anni, ecco che la cifra sale a 3 milioni. Praticamente, è come se in Italia vi fosse una grande metropoli popolata di individui nel pieno della vita che non hanno alcuna occupazione

Nel Mezzogiorno la situazione peggiore

La debole e lenta ripresa economica degli ultimi anni non ha sortito effetti tangibili, soprattutto per i giovani, che anzi vedono progressivamente aumentare la loro marginalità nel mondo del lavoro, sia in termini di presenza sia in quelli di qualità del percorso professionale. Questa situazione sta esacerbando annose e gravissime problematiche. In primis, la distanza nord-sud.

Questa montate povertà nelle fasce dì età più giovani sta mettendo in luce e al contempo aumentando il divario tra il centro-nord e il Mezzogiorno. I dati parlano chiaro: 16,7% a nord; 19,7 al centro; ben il 34,4% al sud, con “punte superiori al 40% per i giovani di 18-29 anni in Campania, Calabria e Sicilia”.

Inefficaci le misure messe in campo

Il precedente esecutivo ha puntato molto sul Reddito di Cittadinanza (Legge di Bilancio 2019). Una misura pensata sia per dare sollievo alla povertà sia per offrire opportunità di inserimento o reinserimento nel mondo del lavoro. Tuttavia, la procedura di avviamento al lavoro segna il passo. Ad oggi, nessun risultato tangibile. Anzi, spesso sono gli stessi navigator ad avere difficoltà ad inserirsi nel meccanismo. Costoro sono le figure che dovrebbero occuparsi di trovare lavoro ai disoccupati. Caos e incertezza per il momento hanno la meglio. Questa situazione di sostanziale inconcludenza e conseguente improduttività rende ulteriormente gravoso l’onere finanziario che la comunità si è accollata per mettere a regime i pagamenti mensili del Reddito di Cittadinanza agli aventi diritto.

Anche Quota 100 non sta dando i frutti auspicati. In particolare, come denuncia ASVIS, “rimangono seri dubbi sull’efficacia della turnazione tra lavoratori anziani in uscita e giovani in entrata previsti dalla riforma del sistema pensionistico”.

Molti osservatori addirittura denunciamo come la misura simbolo della Lega Nord, in realtà sposti ingenti risorse da politiche per le giovani generazioni a quelle invece più garantite e in situazioni economiche meno disagiate. Una sorta di egoismo miope, che guarda alla giornata e non programma nemmeno la mattina seguente.

Ed è sempre ASVIS a indicare una possibile via d’uscita: “adottare un piano nazionale per l’occupazione giovanile per aiutare i giovani a entrare nel mondo del lavoro, specie nelle regioni dove la disoccupazione compare con preponderanza – nel Mezzogiorno – anche agendo sull’attuale sistema formativo scolastico e post-scolastico. Questo offrirebbe una speranza all’ampia platea di giovani attualmente disoccupati, e avrebbe ricadute positive sia sul brain drain nazionale che sul Pil nazionale”.

Mauro Pasquini

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