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Parità di genere

Obiettivo 5, parità di genere: come è messa l’Europa?

L’obiettivo numero 5 dei 17 SDGS dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile è semplice da leggere: parità di genere. Ovvero quella condizione nella quale le persone ricevono pari trattamenti, con uguale facilità di accesso a risorse e opportunità, indipendentemente dal genere.

Qualche giorno fa abbiamo raccontato di come l’Unione Europea sia messa rispetto a tutti e 17 gli obiettivi dell’Agenda 2030. In quell’articolo che riprendeva la relazione del Commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, emergeva chiaramente che gli obiettivi 5 e 13 (azioni per il clima) erano… zoppicanti per il Vecchio Continente.

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Le spiegazioni

Ma se le azioni per il clima rientrano in un quadro molto ampio nel quale la sola Ue potrebbe non avere tutte le risorse per risolvere se non parzialmente il problema, la parità di genere è una questione scandalosa. Perché entrando nello specifico della situazione dell’obiettivo 5 il report di cui abbiamo scritto recita che “l’Unione europea si è allontanata dagli obiettivi di sviluppo sostenibile”.

Il commento dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere  (EIGE) sul tema è questo: “Molte sfide rimangono quando si tratta di raggiungere la parità tra donne e uomini. Ad esempio, il divario retributivo di genere, la disparità di distribuzione del lavoro non retribuito o le esperienze di violenza di genere, per citare solo alcuni aspetti. Il mix di fattori alla base di queste disuguaglianze è spesso complesso e dovuto a un contesto specifico. In genere comporta alcuni stereotipi di genere sottostanti, la natura di genere delle pratiche/strutture/ricerche/politiche sociali, squilibri di potere e opportunità”.

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Qualche numero sulla parità di genere

Nel decennio tra il 2005 e il 2015, l’indice sull’uguaglianza di genere dell’UE è migliorato solo di 4 punti. I 66,2 punti per l’UE nel suo complesso e i punteggi dei singoli paesi che vanno da 82,6 (Svezia) a 50 (Grecia) dimostrano come vi siano ampi margini di miglioramento.

I sei domini chiave dell’indice sono potere, tempo, conoscenza, salute, denaro e lavoro. Il potere è il dominio che continua a registrare il punteggio più basso (48,5) nell’UE, anche se ha conosciuto i progressi più rapidi. Il tempo è l’unico dominio ad aver registrato un calo in 10 anni e ora è pari a 65,7. Ciò significa che le disuguaglianze di genere nel tempo dedicato ai lavori domestici e all’assistenza o alle attività sociali sono in aumento.

Numeri che contrastano con quanto dice il “rapporto Gentiloni” di queste settimane e le rilevazioni dell’Istituto europeo per l’eguaglianza di genere (EIGE): “Le persone più vulnerabili alle conseguenze dei cambiamenti climatici tendono spesso a essere donne, a causa della loro persistente posizione disuguale nella società. Ad esempio, la povertà energetica colpisce in modo sproporzionato le donne single (in particolare le donne anziane con pensioni basse), le madri sole e le famiglie a conduzione femminile e può essere aggravata da interventi di politica climatica”.

Le donne sono anche poco rappresentate in ambiti quai la definizione delle politiche ambientali, nella pianificazione e nell’attuazione o in settori chiave quali energia, tecnologia, trasporti, acqua, rifiuti, agricoltura, silvicoltura e pesca. “Il basso livello di diversità di genere nel settore energetico influisce sull’innovazione e limita gli sforzi per affrontare il cambiamento climatico“.

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Lo scandalo

Il fatto che proprio in Europa, culla della civiltà e della cultura occidentale, permanga questa differenza così abissale è veramente impensabile. Anche perché gli Stati che compongono l’Unione dovrebbero avere nel loro Dna gli strumenti per capire che la diseguaglianza porta solo danni.

“Gli eventuali miglioramenti nell’ambito dell’uguaglianza di genere nell’UE potrebbero generare fino a 10,5 milioni di posti di lavoro in più entro il 2050! Il tasso di occupazione sfiorerebbe l’80 % e il prodotto interno lordo (PIL) pro capite dell’UE potrebbe crescere di quasi il 10% entro il 2050. Tali stime si basano sulle ricerche condotte dall’EIGE”.

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