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Obiettivi di Aichi mancati: brutta notizia per la biodiversità!

Obiettivi di Aichi in gran parte mancati: un fallimento per la biodiversità. Ma cosa sono gli obiettivi di Aichi? E perché non sono stati raggiunti? Ve lo spieghiamo

Gli obiettivi di Aichi

“I sistemi viventi della Terra, nel loro insieme, sono stati compromessi. E più l’umanità sfrutta la natura in modi insostenibili, più miniamo il nostro stesso benessere, sicurezza e prosperità”. Queste le parole del responsabile della biodiversità delle Nazioni Unite, Elizabeth Maruma Mrema, a margine un rapporto ONU, secondo il quale in questo decennio il mondo non è riuscito a raggiungere gli obiettivi di biodiversità di Aichi. Di cosa stiamo parlando? Trattasi di 20 obiettivi fissati dal Piano strategico per la biodiversità 2011-2020, redatto a Nagoya, nella prefettura di Aichi, in Giappone, nell’autunno del 2010. Il piano aveva individuato 20 obiettivi da realizzare entro il 2020. Lo scopo era fermare la distruzione dell’ambiente e della fauna selvatica, combattere l’inquinamento, proteggere le barriere coralline.

Brutte notizie dal rapporto ONU

Il rapporto Global Biodiversity Outlook 5 è stato pubblicato in vista di un vertice chiave delle Nazioni Unite alla fine di questo mese. Il rapporto ha rilevato che, nonostante i progressi in alcune aree, gli habitat naturali hanno continuato a scomparire, un gran numero di specie rimane minacciato di estinzione e i sussidi governativi dannosi per l’ambiente, parliamo di una cifra complessiva di 500 miliardi di dollari, non sono terminati.

 

I 20 obiettivi di biodiversità di Aichi sono stati suddivisi in 60 elementi separati per monitorare i progressi specifici in ogni singolo campo. Di questi, sette sono stati raggiunti, 38 hanno mostrato progressi e 13 risultano invece “al palo”. Per due elementi non si hanno rilevazioni sufficienti per una valutazione.

Cosa ha funzionato e cosa invece no

Più in dettaglio, vediamo che Il rapporto delle Nazioni Unite ha rilevato che sei obiettivi di Aichi sono stati parzialmente raggiunti, compresi quelli sulle aree protette e sulle specie invasive. Il 44% delle aree di biodiversità è ora sotto protezione. Trattasi di un aumento dal 29% rispetto al 2000. Sono state inoltre effettuate circa 200 eradicazioni di specie invasive sulle isole.Ma l’obiettivo di dimezzare la perdita di habitat naturali, comprese le foreste, non è stato raggiunto. Sebbene i tassi di deforestazione globale siano diminuiti di circa un terzo negli ultimi cinque anni rispetto ai livelli precedenti al 2010, il livello di distruzione rimane elevato. Le zone umide hanno continuato a scomparire e gli ecosistemi di acqua dolce rimangono gravemente minacciati.

Inoltre, i  sussidi governativi dannosi per l’agricoltura, l’uso di combustibili fossili e la pesca non sostenibile sono evidenziati nella relazione come un particolare motivo di preoccupazione. Nonostante siano stati compiuti progressi in alcune regioni, la percentuale di stock marini sovra sfruttati è aumentata nell’ultimo decennio. Molte specie sono minacciate. In parole povere, l’obiettivo di gestire e raccogliere in modo sostenibile tutti gli stock di pesci e invertebrati non è stato raggiunto.

riciclo

La relazione afferma anche che i rifiuti di plastica non sono stati adeguatamente trattati. Circa 260.000 tonnellate di particelle di plastica si sono accumulate negli oceani con gravi impatti sugli ecosistemi marini. Oltre il 60% delle barriere coralline del pianeta è minacciato, a causa dell’acidificazione degli oceani e dello sviluppo costiero.

Tatto da Impakter.com.

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