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Crisi economica pandemia

Non solo ristoratori, la crisi economica e il rischio povertà

Non di solo coprifuoco si nutre la crisi innescata dalla pandemia. Dopo mesi a discutere sull’orario di chiusura di bar e ristoranti, l’Italia si trova a fare i conti con la realtà della crisi economica. Il dibattito si è molto concentrato su alcune attività, ma il problema va ben oltre il settore della ristorazione e del turismo. E non per una forma di benaltrismo: la povertà e le disuguaglianze aumentano a dismisura per una serie di fattori. Tanto per rendere l’idea, i tavoli di crisi aziendali aperti al Ministero dello Sviluppo economico (Mise) sono in totale 97.

Il dato ufficiale è stato fornito dalla sottosegretaria, Alessandra Todde, che ha in mano il dossier. E questo significa che in bilico ci sono migliaia e migliaia di posti di lavoro. Una bomba a orologeria che potrebbe esplodere appena salterà il tappo dello stop ai licenziamenti, imposto per legge. E, seppure non sembri così a una prima occhiata, è un tema di sviluppo sostenibile: l’incremento delle disuguaglianze è centrale per arrivare alla realizzazione degli Sdgs fissati dalle Nazioni Unite. 

I casi di crisi aziendali aperte

Un caso emblematico arriva dalla Elica, a Fabriano, che produce cappe da cucina e caldaie: l’azienda ha annunciato l’esubero di 409 dipendenti perché preferisce delocalizzare il 70% della produzione in Polonia. Un’altra vicenda che si trascina da mesi riguarda l’ex Embraco, in provincia di Torino, che avrebbe dovuto confluire nel progetto Italcomp. Tuttavia, il cammino dell’iniziativa sembra aver subito una battuta d’arresto, mettendo a rischio il futuro di altri 700 lavoratori.

Sempre al Mise, da quanto risulta dagli ultimi incontri, la Brioni, che opera nel settore dell’abbigliamento ha predisposto un piano che prevede “l’efficientamento delle produzioni e dei costi di struttura e di produzione, che passerà attraverso la riorganizzazione del lavoro e la razionalizzazione della manodopera, con un possibile impatto su circa 320 addetti tra diretti ed indiretti negli impianti abruzzesi”. Un’altra questione non risolta è quella della Bekaert, dove c’è stato il licenziamento di 113 lavoratori, che comunque hanno annunciato battaglia, contestando la misura con il supporto dei sindacati.

Crisi economica: impatto sulla povertà

Insomma, senza voler per forza fare la lista delle crisi aperte, essendo appunto quasi 100, c’è un quadro piuttosto complicato per l’economia con la conseguenza di veder crescere le disuguaglianze nel Paese. Nell’attesa che il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) dispieghi i propri effetti, è fondamentale prevedere un intervento nell’immediato. La Caritas ha lanciato l’allarme, diffondendo dei dati: “Nei 211 giorni che vanno dal 1 settembre 2020 al 31 marzo 2021, le Caritas hanno accompagnato 544.775 persone in difficoltà nel nostro paese.

Le donne sono la maggioranza: 53,7%, così come sono la maggioranza gli italiani (57,8%). Quasi una persona su quattro (24,4%) viene definita un “nuovo povero”, cioè non si era mai rivolta in precedenza alla rete Caritas. Si tratta di 132.717 persone in totale”, spiegano dalla Caritas. In un anno, a causa della pandemia, la situazione è letteralmente precipitata: “Dal maggio 2020 ad oggi, in oltre un anno di pandemia, si sono rivolti alle Caritas 453.731 nuovi poveri”. E non si tratta solo di ristoratori e baristi.

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