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Noi, i cittadini, accusiamo lo Stato Italiano

Se la condotta dello Stato non è attenta alla problematica dei cambiamenti climatici allora questa viola una serie di diritti civili dei cittadini. Il presupposto è che l’ambiente è un bene pubblico”. Luca Saltalamacchia, avvocato, uno dei tre membri – gli altri sono il Prof. Michele Carducci e l’Avvocato Raffaele Cesari – del team di legali che ha promosso una causa civile contro lo Stato italiano. Causa che si chiama Giudizio Universale.

I legali a loro volta hanno ricevuto il mandato per la causa da una serie di cittadini – anche minorenni rappresentati dai genitori –  ed associazioni, e nella tarda primavera tutto dovrebbe avere inizio. Impakter Italia ha parlato proprio con Luca Saltalamacchia per ricostruire questa vicenda che è unica ed è la prima in Italia.

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Noi, i cittadini, accusiamo lo Stato Italiano – CC0, public domain, royalty free

Come è nato “Giudizio Universale?

Nel 2014 ho conosciuto ad un incontro l’avvocato che si occupava del giudizio promosso in Olanda da Urgenda; in quel momento io ero impegnato a proporre un giudizio per conto di una popolazione della Nigeria contro l’Eni. All’inizio avevo qualche perplessità sulla effettiva utilità di un giudizio climatico ma già dopo la sentenza di primo grado ho cominciato a pensare seriamente alla possibilità di fare una causa simile anche in Italia. Ho trovato poco sostegno tanto in termini di risorse quanto di persone ed idee. Poi – nel mezzo di un altro contenzioso – ho conosciuto un’associazione ambientalista straniera che mi ha incoraggiato ad andare avanti. E su questo voglio dire una cosa importante: in tutte le cause ambientali che ho fatto nel nostro Paese, mai ho trovato finanziamenti provenienti dall’Italia”.

Non a caso anche grandi associazioni ambientaliste non fanno cause civili ma denunce e ricorsi al TAR.  Avvocato questo perché?

Perché all’estero la strategia dello scontro giudiziario tramite il quale arrivare alla composizione di una vicenda viene messa nel conto. Si chiama Strategic litigation : un metodo che può portare a cambiamenti significativi nella legge, nella pratica o nella consapevolezza pubblica, portando in tribunale casi accuratamente selezionati. I clienti coinvolti nel contenzioso strategico sono stati vittime di abusi dei diritti umani subiti da molte altre persone. E qui c’è un’altra differenza. Mentre all’estero le persone possono fare causa anche per i danni ambientali subiti come comunità ed i cittadini possono agire a tutela dell’ambiente in quanto tale, da noi possono agire in giudizio solo se dimostrano di aver subito un danno personale. Da noi, ad esempio, la legittimazione per l’azione per ripristino ambientale è riconosciuta esclusivamente al Ministero dell’Ambiente, unico legittimato anche per il risarcimento del danno ambientale in quanto tale. Cosa accade – ed è questo il caso di Giudizio Universale – se è proprio lo Stato, che con la sua condotta non appropriata sulla questione del clima, ha violato i diritti del cittadino?”.

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Noi, i cittadini, accusiamo lo Stato Italiano – CC0, public domain, royalty free

Un paradosso tipico italiano insomma. A che punto siete con la causa?

Premessa: lo Stato italiano formalmente è a posto secondo quello che è stato il Protocollo di Kyoto; non altrettanto per quanto riguarda l’Accordo di Parigi. Ma i dati scientifici dicono che da noi la temperatura aumenta più velocemente di altre zone. E difficilmente riusciremo a rimanere sotto la soglia di 1 grado e mezzo di aumento entro il 2030. Noi non faremo un giudizio risarcitorio. Chiederemo al giudice di ordinare allo Stato italiano di agire in maniera più incisiva nella lotta ai cambiamenti climatici per la parte che gli compete. La nostra idea è quella di ricostruire cosa avrebbe dovuto fare l’Italia. Vogliamo contribuire ad una discussione seria”.

Su cosa si basa la vostra azione?

Sui dati forniti dall’Ispra e da altre istituzioni pubbliche. Quindi sui dati che fornisce lo Stato. Il giudizio sarà presentato in tarda primavera presso il Tribunale di Roma e sarà basato su dati scientifici aggiornati. Urgenda ebbe la possibilità di avere la relazione dell’Ipcc del 2007, denominata Assessment Report 4, per iniziare. La situazione è complessa perché l’Accordo di Parigi non fissa target intermedi; la comunità scientifica e quella degli Stati individua nel 2030 un target fondamentale per verificare l’efficacia delle azioni climatiche. Sono già passati quasi sei anni dall’Accordo di Parigi e ne mancano nove al 2030: che da un lato è un termine apparentemente lontano. Ma che impone urgenza d’azione dall’altra parte”.

 

 

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