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No, voi no. Ecco i risultati del decreto “sicurezza”

“Ragazzi sono scaduti i vostri permessi di soggiorno. Niente più lavoro, via tornate per strada”. Ecco la dura legge del decreto sicurezza. Magari non sono state proprio queste le parole ma il succo della vicenda accaduta a 120 dipendenti della Number I Logistic è questo.

Nel 2016 la società parmense che si occupa di logistica era alla ricerca di autisti per camion. Non ne trovava così in collaborazione con la Caritas di Fidenza e di Parma ed il finanziamento di Cariparma ha trovato negli Sprar (Servizio di protezioni per rifugiati e richiedenti asilo) 120 persone dal Senegal, dalla Nigeria, dal Ghana e anche dal Venezuela, e li ha avviati alla formazione: “Il progetto Next (New experiment for training) –  ha raccontato Renzo Sartori presidente della Number 1 –  prevedeva lezioni di lingua italiana, educazione civica e formazione professionalizzante come operatori di magazzino per il 2018 e autisti nel 2019, a cui abbiamo contribuito al pagamento della pratica della patente del camion”.

Una volta formate secondo tutte le regole, queste persone sono state immesse nel mondo del lavoro, con regolare contratto di assunzione, come vogliono tutti quelli che dicono che gli immigrati  che vogliono stare in Italia devono fare, perché devono pagare le tasse ed essere come tutti gli altri italiani, bla, bla,bla.

Ed invece no.

Un mezzo della Number 1

Perché capita che in base alle norme emanate dal governo Lega-M5Stelle – il Decreto Sicurezza –  centinaia di migliaia di richiedenti asilo siano rimasti senza permesso di soggiorno, quello concesso per motivi umanitari che dura 2 anni e che non è stato loro rinnovato. Tra questi ci sono i 120 dipendenti che la Number 1 aveva formato e assunto.Quindi licenziati e rimessi per strada.

Gli autisti di camion oggi non si trovano – ha detto il signor Sartori durante l’audizione davanti alla commissione Affari Costituzionali della Camera – noi li abbiamo formati prendendoli dagli Sprar. Oggi invece queste persone saranno costrette a vivere nell’illegalità. Noi sappiamo quello a cui spesso vanno incontro gli stranieri in Italia, sentiamo parlare spesso del caporalato o dello sfruttamento. Credo che noi abbiamo fatto una cosa giusta, la nostra è una bella storia di accoglienza che dimostra come inserire correttamente delle persone deboli nel mondo del lavoro sia possibile”.

“Gli autisti di camion non si trovano” ha detto il presidente della Numer 1…ma come, e gli italiani? Con la fame di lavoro che c’è? O ci sarebbe? E’ vero o non è vero allora che certi lavori noi italiani, certi lavori faticosi non li vogliamo più? O forse dietro questa vicenda c’è altro oltre la questione del Decreto Sicurezza? Non è che qualcuno si è scoperto geloso perché 120 giovani stranieri hanno trovato un lavoro onesto?

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