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Niente api, niente miele: di corsa verso il baratro

Le api: quante volte su Impakter Italia abbiamo scritto dell’importanza fondamentale di questi animali per la vita? Ormai non le contiamo più in redazione perchè con puntualità sappiamo di dover ricordare che senza api “avremmo quattro anni rimanenti di vita” come si dice che ebbe a dire una volta Albert Einstein.

Ed oggi a fronte di un’estate a dir poco mutevole ed imprevedibile dal punto di vista del clima, siamo qui a fare questo aggiornamento sule api con i dati della Coldiretti che già da due anni segnala che avremo il 25% della produzione di miele in meno, un vasetto su quattro di quello che si produce in Italia. Un disastro anche dal punto di vista economico.

Perchè? Partiamo dall’analisi del clima. L’European Severe Weather Database è un istituto con sede a Londa che ha come obiettivo quello di raccogliere e fornire informazioni dettagliate e di qualità controllata su eventi di tempeste convettive (quelle che si generano in presenza di temperature estremamente alte) gravi in Europa. In collaborazione con i servizi idrometeorologici nazionali, le reti di osservatori volontari (come Skywarn e Keraunos) e il pubblico sono state raccolte molte decine di migliaia di rapporti.

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@pixabay

Eventi estremi, meno api

I dati dell’ESWD raccontano che i cambiamenti climatici hanno colpito duramente anche le fioriture e causato difficoltà alle api che non hanno la possibilità di raccogliere il nettare, dare il via al processo di impollinazione e dunque a tutto il ciclo della vita di moltissime specie alimentari: la FAO sostiene, per esempio, che le mele, le pere, le fragole, le ciliegie, i cocomeri dipendono in una certa misura dall’impollinazione svolta dalle api. Un segnale di grave pericolo per la biodiversità dato che le api sono sempre state ritenute un indicatore dello stato di salute dell’ambiente. Tanto che come ci ha raccontato Stefano Iannaccone in questopost, engono usate come spia della qualità dell’aria.

Tutto questo succede perché l’attività delle api si concentra nei pochi giorni della fioritura, per cui i fenomeni come gli abbassamenti termici e le continue piogge mettono a repentaglio la stessa sopravvivenza delle api a causa della carenza di nutrimento, ossia nettare e polline, nel periodo di massimo sviluppo.

In Italia esistono circa 60 tipi diversi di miele, da quello di acacia al millefiori, da quello di arancia a quello di castagno, solo per citarne alcuni. Prodotti da circa un milione e mezzo di alveari, i tre quarti dei quali gestiti da apicoltori professionisti.

Ed allora in attesa che qualcosa si muova seriamente a livello globale per la lotta ai cambiamenti climatici, sarebbe bene comprare il – poco – miele italiano che comunque arriva nei punti vendita: è facile perchè sui vasetti, o sui contenitori c’è la scritta “Italia”. Altre etichette indicano la provenienza estera del prezioso alimento: “miscela di mieli originari della CE”oppure “miscela di mieli non originari della CE”.

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