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Israele: Re Bibi con un trono dimezzato e l’incognita elezioni

Piaccia o meno, Benjamin Netanyahu è il premier più longevo della storia di Israele. Anche il padre della Patria, Ben Gurion, è stato scavalcato nei giorni scorsi: il sorpasso è arrivato sabato 20 luglio, quando è stata raggiunta la soglia di 4.873 giorni trascorsi come primo ministro, pari a 13 anni e 127 giorni. Per il leader del Likud è un risultato importante, maturato però in una delle fasi più delicate della sua carriera politica: si trova alla guida di un governo che sta traghettando il Paese da un voto all’altro e con la Giustizia che lo accusa di corruzione. Il successo del 9 aprile si è difatti rivelato un boomerang: la difficoltà a formare un nuovo esecutivo sono cresciute giorno dopo giorno fino all’annuncio della fine di una legislatura mai nata.

Benny Gantz, il principale avversario di Netanyahu

Le inchieste su Bibi

Ma Netanyahu non ha solo il problema di affrontare una nuova tornata elettorale con il prestigio un po’ minato dalla mancata intesa con Avigdor Lieberman, leader di Israel Beytenu l’ultradestra più laica, che ha impedito la formazione del nuovo governo. Il premier deve rispondere alle accuse di corruzione e frode. L’Avvocato generale dello Stato, Avichai Mandelblit, ha chiesto di procedere con l’incriminazione del primo ministro per tre diverse inchieste.

Nel cosiddetto Caso 1000 è accusato di aver accettato l’equivalente di circa 230mila euro in beni di lusso da due imprenditori miliardari, in cambio di favori, che non sempre sarebbero stati conclusi ma comunque chiesti da chi gli aveva fatto i “regali”. Per quanto riguarda il Caso 2000, i magistrati sostengono che Netanyahu abbia chiesto all’editore del giornale Yedioth Ahronoth una copertura più benevola rispetto al suo operato politico, garantendo in cambio provvedimenti contro un giornale concorrente Israel Hayom. Una situazione simile al Caso 4000 per cui il premier è accusato di aver favorito l’imprenditore del settore delle telecomunicazioni Shaul Elovitch, ricevendo come contropartita un trattamento migliore da parte del sito di informazione Walla.

Avigdor Lieberman, leader di Israel Beytenu

Il leader del Likud ha sempre respinto qualsiasi addebito, dichiarandosi vittima di una “persecuzione”: per questo motivo ha cercato di far approvare una legge per garantirsi l’immunità. Ma l’obiettivo è stato fallito. Tuttavia, l’impatto di queste vicende sulle elezioni di aprile scorso è stato minimo, quasi nullo: hanno solo monopolizzato il dibattito sulla figura di Re Bibi, come è ormai stato ribattezzato. Resta comunque la macchia di un leader che ha cercato la scappatoia legislativa dalla Giustizia. Insomma, più longevo di Ben Gurion, ma sicuramente molto meno aggregante come figura.

Caos politico in Israele

Ma chi può porre fine al regno di Netanyahu? Il principale avversario resta Benny Gantz con il suo partito Blu-Bianco: un’alleanza di centro liberale che include Yesh Atid la formazione fondata da Yair Lapid diventata popolare grazie alla buona performance nelle elezioni del 2013, quando diventò la seconda forza politica del Paese. L’unione di diverse energie ha consentito di contrapporre un soggetto valido contro Netanyahu. Gantz, 60 anni, è l’ex capo delle forze di difesa israeliane e ha saputo forgiare l’immagine di un leader credibile con posizioni che comunque non sono molto diverse rispetto al rivale, specie sul rapporto con i palestinesi: in caso di vittoria ha sempre garantito di consolidare gli insediamenti e non ha mai parlato della soluzione dei due Stati. Gli ultimi sondaggi danno ancora una situazione di incertezza, potrebbe finire di nuovo in parità in termini di seggi distribuiti alla Knesset, il Parlamento israeliano. Sarebbero 29 deputati a testa.

Stav Shaffir è pronta a spingere il progetto Campo democratico

La sinistra, dopo le continue batoste, sta cercando di riorganizzarsi, unendo le forze nel progetto denominato Campo democratico. Meretz, il partito di sinistra ambientalista, ha fatto un patto con l’ex premier laburista, Ehud Barak, tornato sulla scena politica, e con la dissidente laburista Stav Shaffir, considerata una delle promesse del centrosinistra israeliano. L’obiettivo del Campo democratico è quello di allargare lo spettro all’intero partito laburista, uscito a pezzi dal voto di aprile, e all’ex ministro degli Esteri Tzipi Livni, che aveva annunciato il suo addio alla politica. Ma un progetto unitario di matrice socialdemocratica potrebbe cambiarle la prospettiva. Per il resto la prossima Knesset rischia di vedere in un ruolo decisivo sempre le liste ortodosse, che potrebbero portare a casa nel complesso 15 seggi sui 120 totali. Un quadro complicato per Re Bibi, che ha potuto festeggiare a metà il sorpasso storico su Ben Gurion.

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