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Benjamin Netanyahu

Netanyahu: così resta premier, distruggendo gli avversari

La resistenza di un anno ha funzionato con un risultato che va al di là di ogni più rosea aspettativa. Benjamin Netanyahu, alla fine, è riuscito a conquistare la riconferma come primo ministro di Israele, incarico che ricopre dal marzo 2009. Al momento sarà al comando del governo per almeno per diciotto mesi, con la promessa di una staffetta con il suo, ormai ex, strenuo rivale, Benny Gantz, che lo ha sfidato nelle ultime tre tornate elettorali.

Netanyahu, insomma, resta in sella fino alla fine (o quasi) del 2021, per un periodo di dodici anni. E poi si vedrà. L’emergenza Coronavirus, con oltre 3mila casi in Israele e la morte di 10 persone, ha rappresentato l’evento scatenante che gli ha consentito di portare a casa questo trionfo politico che lo scorso anno sembrava impensabile.

Avversari a pezzi

Benny Gantz

Ma non c’è solo la riconferma a capo del governo israeliano. La sua operazione è stata un autentico capolavoro: ha mandato in frantumi l’alleanza che per tre elezioni consecutive gli ha sbarrato la strada per la vittoria. La coalizione Blu e Bianco non esiste più. Certo, il leader Gantz è stato eletto presidente della Knesset, grazie all’accordo di un governo di unità nazionale. Ora sarà a capo del Parlamento con la garanzia di diventare primo ministro tra 18 mesi, e poi dovrà cedere la guida della Knesset al Likud.

Ma i due partiti anti-Netanyahu della coalizione Blu e Bianco, Yesh Atid guidato da Yair Lapid e Telem capeggiato da Moshe Ya’alon, hanno annunciato il passaggio all’opposizione, lasciando gli alleati di Israel Resilience , il partito di Gantz. La comunicazione è stata formalmente data nelle sedi di assemblea e in Aula c’è stato il voto contrario, insieme ai laburisti e alla destra nazionalista e laica, di Israel Beitenu dell’ex ministro Avigdor Liberman, che aveva già negato nei mesi scorsi i voti a Netanyahu.

La rottura di Lapid

Yair Lapid

“Abbiamo formato Blu e Bianco per offrire un’alternativa al popolo israeliano”, ha affermato Lapid, respingendo l’appello all’unità di Gantz. “I risultati delle elezioni hanno dimostrato che Israele aveva bisogno di quell’alternativa come noi abbiamo bisogno dell’aria per respirare. Volevamo realizzare un cambiamento, creare una speranza, iniziare un nuovo percorso. E Gantz ha deciso di interromperlo”, ha concluso il fondatore di Yesh Atid, formazione centrista nata nel 2012 occupando un ruolo rilevante nel panorama politico con una precisa identità: contrastare Netanyahu.

Adesso continuerà in questo impegno, trovando una sponda nel centrosinistra formato da laburisti, Meretz e Joint List (la coalizione di partiti arabi). Proprio i laburisti hanno accusato Gantz di aver perso tempo, quando avrebbero potuto assumere prima questa decisione di uscire dallo stallo.

Tre voti e un’alleanza

La Knesset (Foto: Itzik Edri)

In Israele si sono susseguite tre elezioni per il rinnovo della Knesset, in cui Netanyahu si è giocato il futuro politico. Una sconfitta lo avrebbe costretto ad affrontare il processo per corruzione, che per molti analisti avrebbe posto fine alla sua carriera. Il risultato elettorale è stato, però, sempre lo stesso: l’immobilismo, causato dalla mancanza dei numeri per formare una maggioranza da parte dei due schieramenti, la destra guidata dal Likud e appunto la coalizione moderata di Blu e Bianco, affidata alla leadership di Gantz.

Almeno fino a che questa alleanza è stata tenuta in piedi. L’ex generale ha sempre garantito di voler sconfiggere Netanyahu. Ora c’è stata una svolta, con la decisione degli ultimi giorni, favorita dall’emergenza sanitaria del Coronavirus che avrebbe reso complicato le quarte elezioni in un anno. E alla fine Netanyahu potrebbe trarne grande vantaggio: con uno scenario così frammentato, il suo Likud resta l’unico punto di riferimento. Anche perché in 18 mesi può succedere di tutto.

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