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Guerra in Siria

Nemmeno il Coronavirus ferma le guerre nel mondo

Nessuna tregua di fronte al Coronavirus. Dalla Libia allo Yemen, passando per la Siria, la situazione non dà segnali di miglioramento: le guerre continuano, incuranti, del sopraggiungere dell’emergenza sanitaria. Alla tragedia si somma un’altra tragedia.

Coronavirus: si teme la catastrofe a Idlib

Un allarme è stato lanciato da Save the Children per quanto riguarda il nord-est della Siria, dove ci sono stati i primi casi certificati di Covid-19. In un quadro così complicato mancano i macchinari per fronteggiare la situazione e garantire adeguate cure agli ammalati. “Sono disponibili meno di trenta letti per la terapia intensiva, solo dieci ventilatori per adulti e un ventilatore pediatrico”, ha riferito Sonia Kuch, direttrice dell’emergenza in Siria per l’Organizzazione non governativa, fornendo una fotografia precisa dell’emergenza. “Questa carenza rende fondamentale la prevenzione, ma come si possono lavare le mani spesso nei campi e nelle città dove i rifornimenti idrici non arrivano regolarmente? Come può una persona socializzare a distanza in rifugi che un tempo erano delle scuole e che oggi sono fortemente sovraffollati?”, ha aggiunto Kush.

Una casa distrutta in Siria

Nel nord-est siriano, infatti, si sta consumando l’ultima battaglia tra l’esercito governativo e i ribelli per il controllo della città di Idlib, ultima roccaforte dei miliziani anti-Assad. E sempre in Siria non va sottovalutata la condizione dei curdi, nel Kurdistan siriano, ancora sotto la minaccia turca (come emerge da questa intervista di Impakter Italia). Le strutture sanitarie non sono in grado di affrontare la diffusione dei contagi, rischiando di provocare una strage tra la popolazione curda. In questo caso mancano totalmente le terapie intensive e i ventilatori: la diffusione del Coronavirus potrebbe fare strage di civili.

Yemen tra guerra, virus e alluvione

Nello Yemen la situazione umanitaria è letteralmente precipitata. L’unica buona notizia è che l’Arabia Saudita ha annunciato un cessate-il-fuoco di due settimane lo scorso 9 aprile per consentire l’avvio di un percorso di pace. Una speranza più che un progetto concreto. Ma l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, è riuscito in parte a convincere la monarchia di Riyad della gravità della situazione.

Coronavirus grafico

Image by iXimus from Pixabay

L’attenzione si è soffermata sull’eventuale esplosione di un’epidemia in una popolazione già stremata dal lungo conflitto, che vede contrapposti gli sciiti degli Houthi, sostenuti dall’Iran (a sua volta fortemente colpito dalla diffusione del virus) contro la coalizione sunnita capeggiata proprio dall’Arabia. Il quadro si è ulteriormente aggravato con una calamità naturale: l’alluvione, delle scorse ore, nelle regioni centrali yemenite, dove ci sono anche dei campi profughi. Secondo le informazioni riferite, almeno venti accampamenti sono stati distrutti con un bilancio imprecisato di vittime e feriti, tra cui bambini.

Libia: la guerra durante l’epidemia

Il Coronavirus non ha fermato nemmeno il conflitto in Libia. L’esercito di Serraj, il primo ministro riconosciuto nell’ambito internazionale, sta riguadagnando terreno, infliggendo delle inattese (almeno fino a poche settimane fa) sconfitte agli uomini guidati dal generale Haftar, l’uomo forte della Cirenaica. Il leader militare aveva lanciato un attacco, nei mesi scorsi, per assumere il comando di tutto il Paese, o comunque di una parte maggioritaria, conquistando Tripoli.

Il premier libico Al Serraj

La riconquista della città nord occidentale di Sabrata da parte di Serraj è stata particolarmente significativa: ora l’avanzata dei militari di Tripoli sta proseguendo, spostando lo scontro a Tarhuna, località a circa 80 chilometri dalla capitale libica e snodo fondamentale per le offensive delle truppe di Haftar. Una sorta di avamposto impiegato finora dal generale. Il supporto turco a Serraj si sta rivelando in questo caso essenziale, vanificando i rinforzi arrivati al generale della Cirenaica delle milizie di mercenari e dei Janjawid, combattenti sudanesi già accusati di crimini di guerra in Darfur. Il tutto mentre avanza la preoccupazione legata alla pandemia. Con l’Occidente, per una volta, spettatore interessato sull’eventuale emergenza sanitaria in Libia.

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