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Navigator: improvvisazione e contraddizioni

Navigator. Il nuovo lavoro per cercare lavoro. Pubblicato il bando per la selezione. 100mila candidati per 3ooo posti. Ma manca la sede per il concorso. Tutte le contraddizioni spiegate bene.

Al via la selezione per diventare navigator

Da “aprile a luglio” saranno selezionati 3000 navigator. Parola del Ministro del Lavoro e vice premier Luigi Di Maio. Trattasi della nuova figura professionale introdotta dal “decretone” 4/2019. Si sono candidati in 100mila per 3mila posti disponibili. In sostanza si tratta di disoccupati che dovranno essere assunti, formati e impiegati nella ricerca di un occupazione per coloro che accederanno al reddito di cittadinanza. In sostanza, disoccupati che dovranno aiutare altri disoccupati a trovare lavoro. Un’idea che fin da subito ha suscitato  ironie. In primo luogo per le implicite contraddizioni del provvedimento.

Le contraddizioni del provvedimento

La mancanza di lavoro è oggi il problema più grave, in primis per le giovani generazioni. Su questa base è stato costruito il reddito di cittadinanza. Una misura pensata per contenere l’esclusione sociale derivante dalla totale mancanza di reddito o dall’avere un reddito troppo basso. Ora, introdurre una nuova figura professionale significa creare nuova domanda di lavoro, non nuovo lavoro. A questa nuova domanda di lavoro sarà il governo a rispondere, assumendo cioè i “navigator”. La prima domanda che sorge spontanea è la seguente: perché il governo non impiega le risorse necessarie direttamente per il lavoro che già manca?

Navigator: selezionati da precari per cercare lavoro ai disoccupati

Sarà l’ANPAL (Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro) ad occuparsi dell’assunzione dei navigator. È stato pubblicato in queste ore il bando per accedere alla selezione. Solo che gli stessi lavoratori dell’ANPAL sono precari in cerca di stabilizzazione. Dunque, rimettiamo insieme i pezzi. Un’agenzia pubblica dove i lavoratori sono precari con contratti prossimi alla scadenza, e senza prospettive di rinnovo, dovrà occuparsi di selezionare persone in cerca di lavoro che aiutino altri disoccupati a trovare lavoro. Non è uno scioglilingua e nemmeno un indovinello, ma la colonna portante del reddito di cittadinanza, fiore all’occhiello del M5S. E qui viene naturale porsi un’altra domanda: non è che il tutto si risolve in una classica “sistemazione” di dipendenti pubblici? Sembra di essere davanti a una manovra alla vecchia maniera, basata su logiche clientelari e spartitorie.

Quali competenze devono avere i candidati?

In questo quadro grottesco sembra quasi una domanda secondaria, eppure dovrebbe essere la domanda delle domande. Dal bando risulta che i candidati devono aver conseguito una laurea magistrale in una delle seguenti discipline: Economia, Giurisprudenza, Sociologia, Scienze Politiche, Psicologia, Scienze della Formazione. Sono richieste: conoscenze tecnico-giuridiche delle normative sul lavoro; capacità di valutare competenze professionali di chi sigla il Patto per il Lavoro, così da realizzare un adeguato bilancio delle competenze del disoccupato; conoscenza delle dinamiche del mercato del lavoro territoriale, così da essere in grado di incrociare domanda ed offerta di lavoro.

Mauro Pasquini

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