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Scontri violenze Birmania Myanmar

Myanmar sull’orlo della guerra civile

Uno spargimento di sangue continuo, con decine di vittime della repressione in Myanmar. Ci sono quotidiane torture ai circa 2mila manifestanti arrestati, violenze contro gli oppositori (qui l’articolo che spiega come è scoppiata la rabbia popolare). E addirittura settecento bambini sono detenuti illegalmente. Le proteste nell’ex Birmania stanno provocando ancora morti e feriti: per questo l’Onu ha chiesto ai vertici militari di fermare l’azione di contrasto alle manifestazioni. L’esercito continua a ignorare gli appelli internazionali, anche provenienti dal Consiglio di sicurezza.

Durante il fine settimana, la violenza ha continuato a imperversare nel Paese del sud-est asiatico e, secondo alcuni media, decine di persone hanno perso la vita: stando alle informazioni a disposizione, trentotto sono le vittime solo nella giornata di domenica. Ancora peggio è andata lunedì. Il bilancio complessivo è così salito a oltre 150 morti accertati, in seguito agli scontri causati dal colpo di Stato che ha abbattuto il governo del partito della Lega nazionale per la democrazia (Lnd), guidato dal Premio Nobel per la Pace, Aung San Suu Kyi. L’inviata speciale dell’Onu, Christine Schraner Burgener, ha detto di “aver sentito personalmente, dai contatti in Myanmar, racconti strazianti di uccisioni, maltrattamenti di manifestanti e torture di prigionieri durante il fine settimana”. Di fronte a questi orrori, alcuni ufficiali dell’esercito hanno scelto di disertare, scappando in India. Per alcuni analisti potrebbero organizzare la risposta armata ai militari, facendo precipitare il Paese nella guerra civile.

Scioperi e collasso del sistema nell’ex Birmania

Tuttavia, la giunta militare, comandata dal generale Min Aung Hlaing, non ha intenzione di fare passi indietro: nelle ultime ore ha esteso la legge marziale in altre aree di Yangon, capitale dell’ex Birmania. Una delle maggiori difficoltà è quella di fronteggiare l’ondata di scioperi nel settore pubblico che sta mettendo in ginocchio il Paese. Le forze di sicurezza hanno obbligato i lavoratori a riprendere il proprio posto in ufficio, in particolare nelle banche. Il timore dei militari è il collasso del sistema, che finirebbe per travolgere i vertici dell’esercito.

La questione, peraltro, sta diventando geopolitica: la Cina ha chiesto la tutela dei propri affari. Nell’ultimo fine settimana, alcune aziende cinesi sono finite sotto attacco da parte dei manifestanti. “Il rogo e il saccheggio di società cinesi sono abominevoli”, ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian, chiedendo un’adeguata tutela. I danni ammontano a centinaia di milioni di dollari. Intanto la Corea del Sud ha lanciato un segnale importante, diventando il primo Paese asiatico a intraprendere azioni significative contro il Myanmar, sospendendo nuovi scambi e cooperazione nel settore della difesa. Tra le decisioni assunte, c’è lo stop all’esportazione di forniture militari. 

L’Onu contro la giunta militare in Myanmar

Molte delle persone arrestate sono trattenute senza alcun supporto legale e in violazione dei loro diritti umani. L’Onu ha invitato il governo birmano alla moderazione, al dialogo e al pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. “La brutalità in corso, anche contro il personale medico, e la distruzione delle infrastrutture pubbliche minano gravemente qualsiasi prospettiva di pace e stabilità”, ha ribadito Schraner Burgener. Il relatore sui diritti umani delle Nazioni Unite, Tom Andrews, ha usato toni durissimi contro gli autori del colpo di Stato: “I leader della giunta non devono detenere il potere, ma devono finire dietro le sbarre”.

Così Andrews ha invitato la diplomazia internazionale ad agire rapidamente: “La fornitura di denaro e armi deve essere tagliata ora”. In carcere sono finiti anche settecento minorenni. L’Unicef ha condannato “con la massima fermezza l’uso della forza contro i bambini, compreso l’uso di munizioni vere, e la detenzione arbitraria di bambini”. L’agenzia dell’Onu ha chiesto “alle forze di sicurezza di astenersi immediatamente dalla violenza e di tenere bambini e giovani fuori dalla il pericolo”. Parole che però sono cadute nel vuoto.

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