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Musica

Musica e Co2: dai Massive Attack un decalogo pulito

Musica e Co2. La musica ha un potere enorme nella vita quotidiana di tutti noi. Qui su Impakter Italia abbiamo scritto di qualche esempio relativo ai temi di cui ci occupiamo, nei quali la musica ha un ruolo di primo piano. Ed in questo post ci torniamo con la stessa forza, traendo spunto da quanto scrive Laura Forster su BBC News. I Massive Attack sono seguiti dal 2019 dagli scienziati del Tyndall Centre for Climate Change Research che hanno esaminato ogni dettaglio dell’ultimo tour della band britannica di trip hop. L’idea di partenza è : ora che musica dal vivo è tornata, può l’industria musicale cambiare il suo modo di lavorare per aiutare il pianeta? La musica e la Co2 possono avere un buon rapporto?

Gli artisti e le band devono cambiare i jet privati con i treni, i festival e i locali dove si tengono concerti devono generare più energia rinnovabile e i biglietti dei concerti dovrebbero includere il trasporto pubblico gratuito.

Queste sono solo alcune delle raccomandazioni fatte dagli scienziati dell’Università di Manchester per aiutare l’industria musicale a ridurre le sue emissioni di carbonio per fermare il cambiamento climatico. E la roadmap per la musica dei prossimi decenni è stata appunto tracciata seguendo le tappe del tour dei Massive Attack.

Le raccomandazioni degli esperti e degli scienziati per “pratiche a bassissime emissioni di carbonio” riguardano il modo in cui musicisti, promotori, tour manager e agenti dovrebbero lavorare per mantenere l’aumento del riscaldamento globale limitato a 1,5C. Qui Stefano Iannaccone ha raccontato la storia dei Coldplay in merito alle questioni ambientali.

I suggerimenti riguardano il modo in cui gli artisti si spostano, i luoghi in cui suonano e come i fan raggiungono gli eventi e sono diventati un vero e proprio decalogo:

Pianificare gli itinerari dei tour in modo da ridurre al minimo gli spostamenti e i trasporti
Includere il viaggio con i mezzi pubblici nel prezzo del biglietto
Generare energia rinnovabile sul posto, per esempio pannelli solari
I luoghi dei concerti e delle esibizioni dovrebbero usare energia rinnovabile
Usare un’illuminazione e un’attrezzatura sonora efficienti dal punto di vista energetico
Usare veicoli elettrici e treni per spostarsi da un luogo all’altro
Migliorare il deposito di biciclette nei luoghi di musica
Evitare di volare ed eliminare i jet privati
Esibirsi in luoghi che si stanno attivando per ridurre l’uso di energia nei loro edifici
Offrire incentivi ai fan che scelgono di viaggiare con i mezzi pubblici

La professoressa Carly McLachlan del Tyndall Centre ha guidato la ricerca e dice che “Per decarbonizzare davvero la musica dal vivo, bisogna iniziare a farlo fin dall’inizio di un tour. Il rapporto dice che l’industria musicale dovrebbe pagare per compensare le sue emissioni di carbonio solo quando non è più possibile ridurle. Viene anche suggerito di nominare un organismo centrale indipendente per monitorare i progressi che il settore sta facendo rispetto a “obiettivi misurabili chiaramente definiti“.

Da parte loro i Massive Attack hanno detto di sentirsi in conflitto con il contributo dell’industria musicale al cambiamento climatico, così hanno chiesto una guida agli scienziati. Robert “3D” Del Naja dei Massive Attack dice che i risultati non sono sorprendenti perché le soluzioni al cambiamento climatico sono già note.

Dice che l’idea di rendere i tour “plug and play” più ordinari – dove gli artisti noleggiano cose come i sistemi audio dal locale piuttosto che portare i propri – già avviene, ma non su così larga scala.

Quando ci presentiamo ai festival, usiamo la stessa attrezzatura. Saliamo sullo stesso palco. La maggior parte delle cose che usiamo sono abbastanza simili. Sembra assurdo che le band attraversino le stesse autostrade di notte con la stessa attrezzatura e gli stessi grandi camion, non è necessario“.

Sostiene che può immaginare un mondo in cui i tour si sviluppano intorno agli orari dei treni – simile a come funzionano le partite di calcio – e che i fan che prendono treni diretti ai festival potrebbero effettivamente migliorare l’esperienza. Il rapporto raccomanda anche che il settore nel suo complesso dovrebbe agire insieme per sostenere le sedi più piccole.

Del Naja è convinto che se l’intera industria assumesse queste raccomandazioni, potrebbero aiutare ad evitare un “codice rosso per l’umanità” – un riferimento ai severi avvertimenti dati nel recente rapporto delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, ed afferma che la facilità con cui il sistema musica può adattarsi, dipenderà dal livello di sostegno finanziario disponibile per aiutare questi cambiamenti.

La professoressa McLachlan dice che questa ricerca riguarda anche la credibilità. “Gli artisti particolari hanno una piattaforma davvero incredibile per parlare di questi problemi. Devono essere in grado di dimostrare che stanno facendo tutte queste cose da soli [sia che si tratti di] ridurre la quantità di aviazione o di lavorare con i partner per decarbonizzare le sedi in cui suonano“.

La decarbonizzazione dell’industria farà risparmiare soldi ai fan? Investire in nuovi modi di lavorare e nuove tecnologie sembra costoso. Ma il pensiero è che ridurre le emissioni potrebbe ridurre anche i costi. Ancora McLachlan  “Molti di questi elementi riguardano il risparmio energetico e questo potrebbe essere un risparmio diretto di denaro per il tour. Possiamo avere in futuro attività a basse emissioni di carbonio a prezzi accessibili di ogni tipo, inclusa la musica“. Che questo si rifletta o meno sui prezzi dei biglietti, però, è un’altra storia.

 

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