Back
Rossella Muroni question time

Muroni: “Più coraggio del governo sull’ambiente, i progetti civici la via italiana all’onda verde”

Una via italiana all’onda verde, partendo da progetti civici sul territorio. Mentre dal governo serve un maggiore coraggio sugli investimenti per le energie rinnovabili e sulle politiche ambientali. Perché il Recovery Fund non è a disposizione “di un libro dei sogni”. L’ex presidente di Legambiente e deputata di Liberi e uguali, Rossella Muroni, non lesina critiche al governo, nonostante garantisca il sostegno in Parlamento. Attraverso Impakter Italia invita la politica a compiere un salto di qualità. A cominciare dalla prossima Legge di Bilancio.

Rossella Muroni

La deputata Rossella Muroni

Alla Camera è con Leu, gruppo parlamentare di maggioranza. Ma spesso, anche in Aula, ha bacchettato l’azione di governo sul tema ambientale. Quali sono le mancanze finora?
Noi difettiamo di coraggio. Uso il noi perché anche io sono  responsabile dell’azione della maggioranza. E proprio contro questa mancanza di coraggio non ho votato il decreto Semplificazioni, su cui bisognava lavorare di più, meglio e con più coraggio.

Cosa non le piace di quel provvedimento?
Abbiamo sostanzialmente messo un tetto alle royalties per l’estrazione di idrocarburi, facendo un grandissimo favore alle compagnie petrolifere. Di contro non abbiano facilitato il revamping degli impianti eolici. Sulle rinnovabili si doveva fare di più, creando una corsia preferenziale per questo tipo di impianti. Invece nel decreto si è cercato di dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Un esempio è quello della rigenerazione urbana, dove sono stati introdotti dei paletti importanti, a tutela dei centri storici. Ma poi è stato approvato un emendamento di Italia viva che dà via libera alla costruzione di nuovi stadi. Qualcosa non torna. In casi del genere il governo deve decidere da che parte stare.

Cosa bisognerà fare con il Recovery Fund e quindi con gli investimenti futuri?
Quei soldi non sono a disposizione del libro dei sogni, ma delle nuove generazioni. E bisogna averne rispetto. Anche perché, stando a questo ritmo, noi impiegheremo sessant’anni per arrivare agli obiettivi fissati sulla produzione di energia rinnovabile.

C’è una discrepanza tra i buoni propositi e l’azione sull’ambiente? Almeno così pare di capire rispetto a quanto detto nel decreto Semplificazioni…
Attenzione, però, in quel decreto c’erano anche cose importanti. Penso all’emendamento approvato al Senato, grazie a una battaglia di Leu, che aiuta i Comuni che contrastano gli abusi edilizi. Ma sono solo segnali, manca la visione complessiva. 

Qual è il rapporto con le altre forze di maggioranza sul tema?
Il Movimento 5 Stelle ha prestato molta attenzione, anche di recente con una conferenza stampa con Beppe Grillo, sulle comunità energetiche. Sarebbe una rivoluzione. Va bene la comunicazione, solo che manca il quadro di insieme. Noi, per esempio, abbiamo semplificato lo stoccaggio della CO2 per lo smantellamento delle piattaforme. Adesso diciamo ‘potete stoccare la CO2’, ma non è stato fatto nulla per ridurre la produzione di quella CO2. Ecco, si dovrebbe investire sulla diminuzione, non indicare dove metterla, perché così è come partire dalla fine del processo. In generale non capisco perché lo Stato che partecipa in Eni non chieda investimenti nelle rinnovabili. 

Cosa deve fare la politica, e nello specifico il governo Conte, fin dall’immediato per invertire la rotta sulle politiche ambientali?
Possiamo scrivere subito una Legge di Bilancio all’altezza della sfida. Se otteniamo oltre 200 miliardi di euro dall’Europa, non possiamo ancora destinare 19 miliardi di sussidi, anche attraverso sgravi, alle attività dannose all’ambiente. A me piacerebbe discutere di una Legge di Bilancio che faccia un salto di qualità. Nella mia breve esperienza parlamentare, ho capito che la politica è allocazione delle risorse. Se non le spostiamo da un capitolo all’altro, quindi sulle rinnovabili, siamo poco convincenti. Vorrei un governo che metta intorno al tavolo i ministeri competenti, dall’Economia ai Trasporti, per premere sull’acceleratore.

A livello di Unione europea qual è la situazione con la presidenza Von der Leyen?
Fino a pochi anni fa un’Europa così era inimmaginabile. Certo, poi dagli annunci ai fatti bisogna attendere. Ma nell’Unione hanno capito che su questi temi cresce l’economia e può aumentare la competitività economica. Mi sembra molto rilevante.

Ursula von der Leyen
This photo is free to use under Creative Commons license CC-BY-4.0 and must be credited: “CC-BY-4.0: © European Union 2019

In Italia manca una spinta ecologista forte per l’assenza di una forza politica ambientalista. Come si può cambiare la situazione?
Al momento non c’è, ma si sta lavorando a un progetto. Peraltro c’è un momento storico mai visto: è aumentata l’attenzione verso l’ambiente. In Italia abbiamo fatto i conti con un negazionismo trasversale, a causa di un’arretratezza culturale molto marcata. Per questo in passato l’ambientalismo ha dovuto fare principalmente delle battaglie di difesa, di trincea. Ricordo che solo da noi esiste il fenomeno dell’abusivismo edilizio. Negli altri Paesi europei non c’è un problema simile. C’è stata poi un’evoluzione. E grazie all’ingresso dei Verdi in Parlamento sono state fatte cose importantissime.

Esiste un modello per un progetto ecologista?
La strada è quella percorsa in Francia. Il risultato alle ultime elezioni non è stato estemporaneo. I Verdi francesi erano ridotti al limite. Hanno lavorato nei Comuni, hanno cercato persone nuove con competenze, rendendo la qualità ambientale socialmente desiderabile, secondo l’insegnamento fornito da Alex Langer.

Ma in Italia non pare facile replicare quella esperienza…
Purtroppo in Italia si parte sempre dal contenitore, va di moda fondare contenitori ecologisti.  Magari bastasse questo per intercettare l’onda verde. La traversata nel deserto è più complicata, richiede più capacità innovativa ed è più legata a territori e alle amministrazioni comunali. L’onda verde può partire da esperienza di sostenibilità ambientale. Non esistono scorciatoie.

Fin dalle prossime Amministrative la rotta è quella di progetti civici e ambientalisti?
È questa la via italiana all’onda verde: progetti civici, territoriali e fortemente ecologisti che parlino dei problemi delle persone. Penso alle questioni connesse ai rifiuti, alla mobilità e al verde nelle città, proponendo iniziative sul territorio. Non è facile, ma non è impossibile se c’è competenza e passione.

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito. I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito. Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy. Privacy policy

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito. I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito. Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy.

Chiudi Popup