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Mozambico: come ritorna il terrorismo dell’Isis

Assalti, vittime e decapitazioni. Un film dell’orrore già visto, in Siria e in Iraq, che sta soltanto cambiando scenario. L’Isis sta infatti riproponendo la strategia militare in Mozambico, dove continua a rafforzare la sua posizione. Il gruppo al Sunnah wa-Jammà (Aswj) o Ansar al-Sunna, affiliata all’Isis dal 2019, prosegue l’avanzata nella zona settentrionale del Paese africano, al confine con la Tanzania, come testimoniano i recenti attacchi nella provincia di Cabo Delgado.

In particolare, la città di Palma è stata teatro di violenze: migliaia di civili sono stati costretti alla fuga con mezzi di fortuna, via mare: talvolta anche con dei gommoni hanno lasciato la terraferma per dirigersi verso porti ritenuti più sicuri. Una tragedia umanitaria che si aggrava: da almeno quattro anni migliaia di cittadini mozambicani hanno lasciato le loro città di origine per trovare rifugio altrove, in particolare a Pemba, città portuale tra le più importanti della regione. Stando alle ultime cifre sono 670mila le persone ora sfollate: un dato quasi sette superiore rispetto a un anno fa.

La strategia dell’Isis in Mozambico

Le vittime certificate dell’ultimo attacco sono 55, ma il bilancio potrebbe essere aggiornato al rialzo. Da qualche giorno il governo di Maputo (capitale del Mozambico), comunque, ha annunciato di aver ripreso il controllo della città al termine di forti scontri. Ma i jihadisti non sono stati sconfitti: secondo le informazioni di intelligence si sono rifugiati nelle foreste circostanti, sfruttando il confine con la parte meridionale della Tanzania. 

L’Isis torna quindi al centro dell’attenzione mediatica globale, a causa degli attacchi in Mozambico. La strategia è quella già sperimentata in Siria e Iraq: creare consenso nella popolazione musulmana, che vive in condizioni di povertà, per poi attaccare da un punto di vista militare e conquistare porzioni di territorio. L’assalto a Palma non è stato peraltro casuale: la città è vicina a un importante giacimento di gas naturale, scoperto solo qualche anno fa, che ha attirato l’attenzione delle grandi imprese occidentali. La zona è dunque particolarmente appetita e i jihadisti puntano ad alimentare l’instabilità. L’obiettivo, anche in questo caso, è duplice: indebolire il governo mozambicano e cercare di acquisire il controllo della zona per reperire risorse economiche.

Mozambico: cos’è Aswj, affiliato all’Isis

Il gruppo degli Aswj è l’organizzazione terroristica più attiva e forte in zona. Sono definiti anche gli Shabaab del Mozambico, benché siano legati all’Isis e non al gruppo degli Shabaab noti per le azioni terroristiche in Somalia e Kenya, affiliati ad Al Qaeda. Aswj è ritenuto responsabile di oltre duemila persone dal 2017, tra forze di sicurezza e civili. Il leader è Abu Yasir Hassan, noto anche con il nome. Di Abu Qasim, di cui si sa poco o nulla, come spesso avviene per i capi di organizzazioni terroristiche: il suo nome è stato inserito tra quelli dei terroristi più pericolosi dall’amministrazione Biden in un atto firmato dal sottosegretario Blinken.

L’intelligence statunitense sostiene che dal 2018 al Sunnah wa-Jammà abbia giurato fedeltà all’Isis, ma solo nel 2019 ci sarebbe stata l’affiliazione ufficiale. Le offensive, iniziate appunto già nel 2017, si sono intensificate di recente. Ad agosto 2020 è stato attaccata la città di Mocimboia di Praia, sulla costa. I jihadisti si sono organizzati via mare e via terra per colpire le forze militari del Paese. 

L’emergenza umanitaria è quindi sempre più preoccupante. “I bambini hanno assistito a scene di orrore inimmaginabile e indicibile”, ha dichiarato Chance Briggs, direttore di Save the Children in Mozambico, parlando del recente assalto a Palma. “Non possiamo neanche pensare – ha aggiunto Briggs – come debbano sentirsi o quanta paura ci sia nel cuore dei loro genitori. Questa è una situazione terribile e orribile per i bambini, per i genitori, per la comunità e per tutte le persone a Cabo Delgado”. 

Mozambico sfollati

Sfollati nella città di Palma

Colonialismo e guerra civile: un po’ di storia

Ma come mai proprio il Mozambico? Il jihadismo trova terreno fertile in un Paese a maggioranza cristiana e caratterizzato da un’estrema povertà. La storia è legata aal colonialismo portoghese: l’indipendenza è arrivata solo nel 1975, al termine di una guerra decennale avviata dal Frelimo (Fronte per la liberazione del Mozambico) contro il governo di Lisbona, guidato dal dittatore Salazar. Il ritorno della democrazia in Portogallo ha favorito anche la liberazione mozambicana, a cui però non ha corrisposto un cammino di libertà e sviluppo, bensì la nascita di un regime socialista.

Per questo motivo il Mozambico è sprofondato in una lunga guerra civile: con il sostegno degli Stati Uniti, infatti, nacque un fronte anti-comunista, il Renamo. Il bilancio finale è stato di un milione di vittime, la stragrande maggioranza civili, per un conflitto cessato solo nel 1992, lasciando alle spalle anche macerie economiche. L’avvio del processo democratico, gestito sempre dal Frelimo (con posizioni diverse ovviamente rispetto al socialismo), non è stato semplice: in quasi tutte le elezioni, il Renamo ha contestato i risultati parlando di brogli. Oggi il presidente è Filipe Nyusi, eletto per la prima volta nel 2014 e confermato nel 2019 in un voto contestato dalle opposizioni che ha denunciato una “massiccia frode elettorale”. Una situazione complicata su cui i jihadisti trovano l’humus del malcontento popolare e dell’odio religioso per arruolare nuovi guerriglieri.

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