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Monterano, tre millenni di storia dagli Etruschi a Hollywood

Monterano. Da sito etrusco a set cinematografico, passando per i Romani, i Longobardi, il medioevo e i fasti rinascimentali. Oggi è un fantasma della maremma laziale.

Tra il borgo e il cammino devozionale

A circa 25 km da Civitavecchia, nell’entroterra dell’alto Lazio, si trova il borgo fantasma di Monterano, circondato dai Monti della Tolfa ad ovest e il Lago di Bracciano ad est. Si tratta di un luogo particolare, una sorta di ibrido tra il tipico borgo rurale abbandonato e il cammino devozionale come la Via degli Abati, uno dei tanti di cui Impakter Italia ha parlato. Ed è proprio in questa singolare caratteristica che risiede l’unicità del fascino del borgo di Monterano. Fascino che nei decenni ha rapito numerosi registi italiani e internazionali, tanto da averlo scelto come set per le loro produzioni cinematografiche. Scopriamo insieme questo gioiello della maremma laziale.

La storia di Monterano

Il sito è di origine etrusca. Con la successiva dominazione romana il piccolo centro vedrà un forte incremento di nuovi edifici e soprattutto la costruzione e l’ampliamento della rete stradale. Lo sviluppo di Monterano sembra arrestarsi una volta passato sotto il controllo dei Longobardi, per poi riprendere molto più tardi, nel Quattordicesimo secolo, con la costruzione di mura difensive ad opera dell’episcopato, che ne fa la propria sede. Monterano diverrà in seguito feudo di diverse potenti famiglie. Prima gli Anguillara, poi gli Orsini. Ma sarà nel Diciassettesimo secolo, sotto gli Altieri, che il centro conoscerà un nuovo, impetuoso sviluppo.

La “nuova” Monterano

Emilio Bonaventura Altieri, divenuto Pontefice con il nome di Clemente X, darà incarico al Bernini di progettare a Monterano un complesso di opere architettoniche per uso religioso, civile e celebrativo. La netta predominanza della componente religiosa è la caratteristica che rende speciale questo luogo. Di fatto un complesso architettonico raccolto in una ristretta e ben definita area geografica, ma dove la maggioranza dei suoi elementi ha un significato spirituale, come in uno tanti cammini devozionali che attraversano l’Italia, nei quali però gli edifici religiosi sono diffusi lungo il tragitto. Tra queste vi è la chiesa e il convento, denominati “di Bonaventura”, dal cognome dell’illustre committente.

Bernini progetta anche la celeberrima fontana del Leone, che diventa l’emblema di Monterano.

L’abbondono del borgo e la Monterano cinematografica

Passato sotto i Borboni, Monterano inizia la sua lenta ma inesorabile decadenza. Fino al 1770, quanto la malaria stermina la popolazione interrompendo bruscamente la storia di questo piccolo centro laziale testimone di millenni di storia. Successivamente, nel Ventesimo secolo, è stato il mondo del cinema a far riemergere parzialmente Monterano dall’oblio. I suoi scorci suggestivi e struggenti ne hanno fatto una location perfetta per molti grandi registi come Charlton Heston, che vi ha girato scene di Ben Hur (1959), oppure Mario Monicelli che l’ha scelto per i suoi Brancaleone alle Crociate (1970) e Il Marchese del Grillo (1981).

Foto: Livioandronico2013

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