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Mobilità elettrica

Mobilità elettrica: non solo una questione di salute

Mobilità elettrica. Quante volte ne abbiamo parlato su Impakter Italia? Tante. Perchè la transizione energetica nel settore dei trasporti è uno dei cardini sui quali si regge la sostenibilità del futuro di ogni paese del mondo e dunque anche dell’Italia.

L’inquinamento dell’aria che fa morire in modo prematuro una quantità impressionante di persone, è causato anche dall’eccessivo numero di veicoli di ogni genere che circolano ogni giorno sulle strade. L’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, considera l’inquinamento atmosferico uno dei mali peggiori dell’umanità ben sapendo che il problema è in larga parte responsabilità delle attività umane.

La mobilità elettrica in questo senso può essere un modo notevole di contribuire alla soluzione del problema ma può anche aiutare le persone di tutto il pianeta che soffrono di povertà dovuta a mancanza di lavoro per esempio, a crearsi delle opportunità. E rappresentano alternative sostenibili per tutti di muoversi da un luogo all’altro.

Mobilità elettrica

Mobilità elettrica: non solo una questione di salute -CC0, public domain, royalty free

Auto e veicoli elettrici

Auto, veicoli elettrici in genere, si stanno diffondendo ormai in tutto il mondo. Nel 2019 per esempio erano in circolazione circa 7,2 milioni di automobili elettriche, la metà delle quali in Cina, paese che soffre di un problema di inquinamento dell’aria di proporzioni gigantesche. Gli scienziati e gli esperti hanno stabilito anche una soglia psicologica di auto elettriche che raggiunta, suggerisce la cifra della sensibilità di quel paese rispetto al problema. E su questo siamo messi male perchè sono appena altre otto le nazioni ad aver superato quel limite che è fissato a 100 mila auto: Canada, Francia, Germania, Giappone, Paesi Bassi, Norvegia, Regno Unito e Stati Uniti.

C’è un interessante rapporto della Banca Mondiale e dell’Associazione Internazionale del Trasporto Pubblico (la cui sigla è Uitp) che offre uno sguardo su cosa accade nei paesi in via di sviluppo a proposito della mobilità elettrica.

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 Electric Mobility & Development

Fra le molte cose interessanti che si trovano nel rapporto, una in particolare descrive questa tendenza: i paesi più sviluppati fanno ricerca e mettono in pratica i progetti che da questa nascono. Insomma la tecnologia nasce dove ci sono risorse economiche ed umane e le novità prendono forma qui. Ma i paesi in via di sviluppo sono grandi importatori di questi prodotti tecnologici. Magari di seconda mano, usati. Ed il mercato dell’usato elettrico cresce e consente a sempre più persone di avere mezzi di trasporto fino a qualche anno fa impensabili.

Non solo.N elle comunità più povere si diffondono veicoli a due o tre ruote, certamente più semplici rispetto a quelli cui siamo abituati eppure “eleganti, a buon mercato e soprattutto, sostenibili”. Il Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite sta lavorando in modo intensivo per far sì che questi mezzi prendano il posto di quelli vecchi ed inquinanti che girano in alcuni paesi dell’Asia o dell’Africa.

Servono specifici programmi governativi per le questioni fiscali, i  regolamenti, postazioni di ricarica e tutela degli utenti. Però da qui si possono studiare esperimenti e progetti per una mobilità elettrica su più larga scala.

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Che succede in Nepal

Per essere precisi cosa succede a Katmandu dove tra i modi per spostarsi ci sono i Safa Tempo. Sembrano grandi scatole di latta bianche, con panche per 12 persone e un ingresso aperto sul retro. E sono alimentate a batteria. Le Safas sono state introdotte a Kathmandu a metà degli anni Novanta, molto prima dell’attuale generazione di autobus a batteria. Originariamente introdotte come misura di lotta all’inquinamento, nel 2000 la città aveva più di 600 di questi veicoli elettrici a zero emissioni (EV).

Prodotti localmente e sostenuti da politiche governative volte ad incoraggiarne l’adozione, i Safa Tempo hanno costituito la più grande flotta di veicoli per il trasporto pubblico a batteria del mondo, e hanno trasformato una delle città più povere del mondo in una pioniera di una nuova straordinaria idea di trasporto pubblico, ma solo brevemente.

Col nuovo millennio, l’industria manifatturiera e di assemblaggio dei Safa è stata costretta a chiudere, e gli autobus alimentati a combustibile fossile hanno ripreso le strade di Kathmandu. Però la flotta originale dei vecchi Safa Tempo è in gran parte sopravvissuta, e gli autisti sono circa 700 donne rispetto al totale di 1300.

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