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Moatize miniere

Moatize, una storia da manuale sul carbone e i diritti umani

Un perfetto esempio dell‘inquinamento causato dal carbone. Da un modello produttivo ed economico insostenibile per i suoi effetti dirompenti, finanche sui diritti umani. Sì, perché quando l’aria diventa irrespirabile, addirittura fonte di malattie, entra in gioco il rispetto dei diritti umani. È una storia che sembra lontana quella di Moatize, città del Mozambico occidentale di circa 40mila abitanti. Eppure è molto vicina, perché è l’emblema della direzione che bisogna prendere sullo sviluppo sostenibile. O meglio della strada da evitare. Una prospettiva necessaria, senza tentennamenti, anche al costo di rinunciare a guadagni facili. Perché alla lunga diventa un investimento perdente, per salute e per tutto il resto.

A Moatize, infatti, nel 2011 è stata aperta una miniera di carbone a cielo aperto, di proprietà del colosso brasiliano Vale, proprio nei pressi di un quartiere residenziale. Per la costruzione, sono stati sfrattati gli abitanti del posto, “invitati” a sloggiare per consentire la realizzazione del sito. Le ragioni? Puramente economiche. Il risultato è che adesso la zona è infestata dalla polvere di carbonio, che si diffonde nell’aria. C’è chi si arricchisce, certo. Ma anche e soprattutto chi muore. La polvere grava sull’intera zona: inquina l’aria, l’acqua e il cibo dei residenti.

I danni delle miniere di carbone

Questa situazione ha causato gravi problemi di salute, in particolare si è verificata la crescita di casi di asma e di cancro al polmone. Ma ci sono anche risvolti ulteriori: crescono i conflitti sociali per l’approvvigionamento di risorse idriche non contaminate. Un quadro pessimo, dunque. D’altra parte le comunità che vivono nei pressi delle miniere non hanno prove concrete per dimostrare che l’inquinamento del sito violi i diritti umani e danneggi l’ambiente. Sembra un paradosso, ma mancano gli strumenti per evidenziare scientificamente l’impatto delle miniere sull’inquinamento.

Inquinamento smog industria clima

Foto di Free-Photos da Pixabay

Il tentativo di risolvere il grave problema arriva da un progetto firmato da Undp (il Programma per lo sviluppo delle Nazioni Unite), insieme all’Agenzia svedese per la protezione dell’ambiente (Sepa) e all’organizzazione non governativa, Source International. L’iniziativa consiste nella formazione di personale specifico a Moatize per monitorare la situazione ambientale e quindi le ricadute sulla salute.

Il progetto per salute e diritti umani

“I tirocinanti imparano a stimare la direzione del vento per sapere da dove proviene la polvere, a controllare a campione la deposizione di particelle nere. E imparano a monitorare la qualità dell’acqua e dell’aria e anche a prelevare campioni da inviare al laboratorio”, hanno riferito da Source International. Una formazione specifica, quindi, per affrontare la questione: un punto di partenza necessario per rivendicare i propri diritti. Su tutti quello di vivere in un luogo che non sia insalubre.

“Sappiamo – ha spiegato Miguel Madrid rappresentante della Ong – che una parte importante delle particelle rilasciate dalle attività delle miniere di carbone sono grossolane. C’è però una componente di particelle più piccole che hanno un impatto maggiore sulla salute delle persone”. Il progetto, in estrema sintesi, si sta soffermando sul potenziamento delle comunità per affrontare le cause profonde del degrado ambientale, nonché delle violazioni dei diritti umani e dei conflitti sociali. L’ambizione è notevole, la riuscita è tutta da testare: resta in ogni caso un esperimento che può fungere da apripista per altri casi.

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